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Ribaltone Luxottica, titolo a picco in Borsa

Il mercato non ha gradito. E non avrebbe potuto essere diversamente. Cambiare due amministratori delegati in meno di quaranta giorni non ha soltanto iscritto il gruppo Luxottica nel guiness dei primati (negativi) delle aziende quotate in Borsa, ma ha pure provocato alla società una perdita di valore per quasi 2 miliardi. Così, ieri, alla riapertura delle contrattazioni il giudizio della Borsa è stato impietoso: la giornata a Piazza Affari per la società fondata dal milanese Leonardo Del Vecchio, diventata negli ultimi 20 anni il leader mondiale della produzione di occhiali, si è conclusa con una perdita del 9,38 per cento. Il che significa che – in poche ore – la capitalizzazione della società è scesa di 1,82 miliardi.

Ora bisogna capire come reagiranno questa mattina gli investitori alle notizie arrivate a tarda notte, al termine di un drammatico cda, in cui si è dimesso uno dei consiglieri indipendenti, il consulente d’azienda Roger Abravanel. Per il momento, è congelata la nomina del nuovo amministratore delegato Massimo Vian che entrerà in carica solo dopo la scelta del nuovo responsabile dei mercati internazionali. Nel frattempo, tutte le deleghe restano nelle mani di Del Vecchio, fino a quando non sarà insediato il nuovo vertice.
Del resto, era stata proprio l’incertezza sulla governance a provocare la fuga degli investitori. In primis, il passo indietro di Enrico Cavatorta, nell’ultimo decennio direttore finanziario del gruppo. Il quale soltanto ai primi di settembre era subentrato ad Andrea Guerra. Ex amministratore delegato del gruppo Indesit, Guerra è stato il manager cui Del Vecchio – dopo aver guidato la società dalla sua fondazione – aveva ceduto la direzione dell’azienda. Con una decisione quanto mai rara nel capitalismo familiare italiano: lasciare la guida a un dirigente esterno e tenere i figli lontani dai vertici aziendali.
Ora, in quaranta giorni, Del Vecchio corre il pericolo di cancellare l’immagine di imprenditore di successo e di grande visione. A rovinarle, le ricostruzioni secondo cui la seconda moglie dell’imprenditore Nicoletta Zampillo abbia chiesto il 25% di Delfin, la holding che ha la maggioranza di Luxottica, il cui capitale è diviso con i sei figli avuto da tre relazioni diverse. E che in azienda avrebbe sempre più peso un consulente del settore informatico che risponde al nome di Francesco Milleri e che sarebbe stato imposto dalla stessa Zampillo e che – a quanto pare – diventerà vicepresidente esecutivo con il rinnovo del cda nel prossimo aprile. Non per nulla, le dimissioni di Cavatorta sarebbero state provocate proprio dai contrasti insorti per la presenza sempre più invasiva della moglie e di Milleri.
Del Vecchio ha comunque voluto rassicurare gli investitori sul fatto che verrà mantenuta la separazione tra famiglia e azienda: ha precisato che l’ingresso in cda del figlio Leonardo Maria «non è mai stato preso in considerazione» e che il figlio Claudio «non sarà riconfermato alla scadenza naturale del mandato, per dare omogeneità e coerenza alle posizioni di tutti i membri della famiglia». Ma il mercato non si fida e vuole capire meglio le prossime mosse.
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