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Ribaltone Bpm, la «Spa» si allontana

La guerra è ripartita. E nessuno sembra avere intenzione di fare prigionieri. Dopo un anno e mezzo di tregua alla Bpm, nuova gestione e sindacati interni sono entrati in collisione. Il primo a farne le spese è stato il presidente del consiglio di sorveglianza, Filippo Annunziata, che lunedì ha rassegnato le dimissioni accusando alcuni consiglieri di «non svolgere il proprio ruolo in modo indipendente». E ieri altri tre amministratori lo hanno seguito: Anna Maria Pontiggia, Cesare Piovene e Federico Fornaro. I primi due erano stati indicati dalla Investindustrial di Andrea Bonomi, l’altro dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Il segnale è chiaro: in questo consiglio Bonomi non vuole stare. E ha «ritirato» i suoi. Le dimissioni sono state spiegate con l’impossibilità di proseguire nello svolgimento del mandato.
In questo clima la trasformazione di Piazza Meda in società per azioni, snodo chiave del piano di rilancio avviato da Bonomi e Piero Montani, rischia di non arrivare al traguardo. Ci sono ancora due mesi di tempo per trovare una soluzione, anche se la strada appare sempre più in salita. Ieri il consiglio di sorveglianza che ha ratificato le dimissioni di Annunziata e degli altri tre amministratori, avrebbe chiesto allo Studio Benessia un parere legale sul voto da casa, che sarà sottoposto sabato prossimo all’assemblea di Bpm, riscontrando dubbi sulla percorribilità. Si tratta di uno degli snodi chiave per il varo della Spa. Secondo alcuni osservatori servirebbe a diluire la componente sindacale e quindi a disperdere il fronte del «no» all’assemblea di giugno, in cui dovrà essere votata la trasformazione. Da parte loro i sindacati, seppure con posizioni diverse, sembra stiano convergendo. La Fiba-Cisl ha già detto di non essere d’accordo con il nuovo modello. Uilca e Fisac hanno espresso riserve. E ieri, a sorpresa, la Fabi, che finora si era mantenuta cauta, ha fatto sapere che sabato voterà contro il voto da casa.
La battaglia, insomma, è in pieno svolgimento. Il presidente reggente, Giuseppe Coppini, ha convocato per venerdì una nuova riunione del consiglio per deliberare la presentazione di un esposto in Banca d’Italia sulla proposta di governance alternativa avanzata dai tre consiglieri di sorveglianza Maurizio Cavallari, Ruggiero Cafari Panico e Enrico Castoldi, i primi due ex Amici della Bpm, il terzo invece era stato indicato da Matteo Arpe all’epoca della contesa con Bonomi per il controllo della banca. La proposta avrebbe travalicato i compiti del consiglio.
A questo punto resta da capire quanto spazio di manovra hanno ancora Bonomi e Montani. Ieri Annunziata ha detto che il progetto di trasformazione in Spa «non è in discussione» e che se anche l’intero consiglio di sorveglianza si dimettesse «le cose non cambierebbero» perché «è privo di poteri di gestione». Al puzzle manca tuttavia ancora un tassello fondamentale: il parere della Banca d’Italia sul nuovo statuto. Palazzo Koch sarebbe in attesa di alcuni chiarimenti da Bpm sul nuovo assetto, in particolare avrebbe chiesto garanzie sulla stabilità. Ma la bagarre scoppiata in Piazza Meda rischia di rimettere tutto in discussione.

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