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Ribaltone alla BlackBerry, l’addio dei fondatori

di Massimo Gaggi

NEW YORK — Quando, nell'agosto 2009, la rivista Fortune incoronò la RIM, la società produttrice dei Blackberry, campione mondiale della crescita (giro d'affari e utili raddoppiati in breve tempo nonostante la recessione), nessuno immaginava che appena trenta mesi dopo si sarebbe fatta dell'ironia sulla scelta di Mike Lazaridis, di basare la compagnia canadese, da lui creata nel 1984, in una città dell'Ontario dal nome non proprio beneaugurante: Waterloo.
Dopo un 2011 da incubo — black out della rete, ritardi nel varo dei nuovi prodotti, crollo delle vendite, perfino un aereo dell'Air Canada dirottato da due suoi dipendenti ubriachi — le dimissioni, ieri, dei due co-amministratori delegati di Research In Motion hanno ufficializzato la gravissima crisi della società. L'uscita di scena di Lazaridis e di Jim Balsillie ha sorpreso gli analisti. Una sorpresa che era stata concepita per mostrare al mercato — e agli azionisti, da tempo inviperiti per il crollo delle quotazioni di RIM — che per la società era finalmente arrivata l'ora della svolta e del rinnovamento.
E infatti, subito dopo l'annuncio, il titolo RIM aveva recuperato più del 5% in Borsa. Ma quando il nuovo amministratore delegato, il tedesco Thorsten Heins, ha detto nel corso di una conference call con gli analisti finanziari che la società non ha in vista alcun cambiamento radicale, le quotazioni sono andate di nuovo a picco (meno 7%).
Gli amministratori uscenti, infatti, si fanno sì da parte, ma non escono completamente di scena. Restano come azionisti di peso (il 5% ciascuno) e come membri del board. Mentre il nuovo capoazienda, arrivato quattro anni fa dalla Siemens, non è il manager «visionario» ed energico che servirebbe per rivoltare la compagnia e darle un nuovo profilo tecnologico. Il suo profilo è, piuttosto, quello del serio amministratore che fin qui si è mosso all'ombra di Lazaridis e Balsillie.
Troppo poco, ragiona il mercato, per far invertire la rotta a una società le cui innovazioni geniali sono ormai invecchiate e che è sempre più schiacciata dal successo degli smartphone di nuova generazione: l'iPhone 4S di Apple e i terminali, come quelli della coreana Samsung o della cinese HTC, che hanno adottato Android, il sistema operativo mobile di Google.
RIM, un tempo la società canadese di maggior valore (tre anni fa arrivò a una capitalizzazione di 80 miliardi di dollari), ha perso quasi il 90% del suo valore dai massimi del 2008. La società non è riuscita a sfondare nel mercato dei tablet, mentre la sua quota in quello dei cellulari intelligenti è scesa sotto l'11%. Nel frattempo Apple è salita quasi al 29%. E i produttori che usano Android sono arrivati a coprire, insieme, il 46,9% della domanda. RIM teneva bene nel mercato affari grazie all'affidabilità del BlackBerry e alle sue caratteristiche tecniche che spingevano i professionisti a preferirlo. Ma, con l'avanzata dell'iPhone e di Android, le imprese hanno cominciato a consentire ai dipendenti di abbandonare i BlackBerry. Terminali che sono stati, poi, affossati dall'incredibile e prolungato black out che nell'ottobre scorso ha messo l'intera rete di questi sofisticati cellulari fuori uso per giorni e giorni.
L'azienda non si è mai ripresa dal colpo, mentre le tecnologie con le quali avrebbe dovuto recuperare terreno sui concorrenti, stentano a decollare. Il nuovo sistema operativo BB10 che doveva già essere sul mercato, non vedrà la luce prima della seconda metà dell'anno. Quando RIM troverà sul mercato un altro concorrente: Microsoft che sta preparando con ATT e Nokia il suo sbarco nell'universo degli smartphone.
 

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