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Riassetto Edison, Parigi cerca soci finanziari italiani

di Simone Filippetti

Iniziano a scoprirsi le carte sul piano di Edf per Edison, al centro di una spartizione tra Italia e Francia. Mentre gli italiani non hanno ancora una nuova proposta, l'imperator electricus di Parigi sarebbe invece intenzionato a cercare soci finanziari italiani per la sua partita in Edison.

In vista del probabile scioglimento di Transalpina di Energia (la holding dove oggi convivono francesi e italiani), Henri Proglio, il numero uno di Edf, vorrebbe imbarcare un partner locale, ma non un industriale, come è stato negli ultimi sei anni.

In sostanza è come se Edf volesse sostituire il suo socio: esce Delmi (la subholding che raggruppa A2A, Iren e Alpiq in Transalpina), e che in ogni caso dovranno avere la loro contropartita e un "risarcimento" adeguato, e nella nuova Edison che emergerà dal riassetto entrerebbe un socio puramente finanziario. La ratio dietro il piano francese appare chiaro: da una parte la volontà di voler garantire l'italianità della società, condizione a cui il ministro, cui il rebus Edison è passato, tiene molto. Dall'altra, la scelta di un partner che offre un puro sostegno economico, lascerebbe le mani libere e totale indipendenza nella gestione ai francesi. Così Edf potrebbe coronare il suo obiettivo, agognato fin dal 2001 (ossia da quando comprò Edison, allora al fianco della Fiat di Gianni Agnelli) e cioè di avere in mano la governance del gruppo di Foro Buonaparte. Contemporaneamente l'ingresso di un partner locale offrirebbe l'ombrello di un'operazione non conflittuale dove l'Italia gioca comunque un ruolo. Edf ha sempre assicurato di non voler fare blitz (agli occhi dell'opinione pubblica e del Governo è ancora fresco il ricordo dell'affondo che Lactalis, un altro big francese, ha fatto su Parmalat) e di voler invece trovare una soluzione condivisa. Tra i banchieri d'affari è già iniziato il tam tam sul toto-candidato: chi potrebbe affiancare i francesi in Edison, una volta usciti i francesi? C'è chi pensa al private equity (anche se fondi italiani con le dimensioni per poter entrare nella partita Edison sono meno delle dita di un mano e il pensiero corre a Clessidra); all'intervento di una grande banca nazionale; o anche a un soggetto istituzionale, massima garanzia sul versante dell'italianità, come ad esempio la Cdp, peraltro già tirata in ballo nella partita Edison.

I desiderata di Edf però devono intanto fare i conti con le divisioni dei soci italiani: dentro Delmi i soci minori puntano i piedi e a sua volta in A2A, che di Delmi è il socio di riferimento, sono venute allo scoperto divergenze. Nodo del contendere è il «Piano Edipower», ossia la possibilità che la società controllata da Edison, attorno a cui ruota tutto il riassetto del gruppo, rimanga interamente italiana: un progetto che non dispiace al presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli, ma la bozza originaria di accordo tra A2A e Edf, che il presidente del consiglio di garanzia Graziano Tarantini ha benedetto come ipotesi «più utile e conveniente», prevede invece lo spacchettamento di Edipower con l'assegnazione agli italiani dei soli asset idroelettrici.

Prima che i francesi prendano qualsiasi decisione è necessario che gli italiani si mettano d'accordo. Ieri, però, A2A è tornata a ribadire, in un comunicato, che non ci sono divisioni tra i due presidenti e che il tavolo con Edf prosegue con lo scopo di ottenere condizioni migliori. Un tentativo di calmare le acque dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi e la bacchettata del sottosegretario Stefano Saglia. Anche da Iren, prima polemica, adesso arrivano segnali di distensione. Il d-day potrebbe essere lunedi prossimo: secondo quanto appreso ieri dall'agenzia Radiocor, è stato convocato un cda di Delmi per fare il punto della situazione.

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