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Riassetto Edison al rinvio forzato

di Simone Filippetti

Lo scenario del rinvio per il dossier Edison si fa sempre più concreto. L'attesa perizia sulla spartizione della compagnia milanese, secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore, non arriverà entro la fine dell'anno. Si allungano dunque i tempi, mentre i rapporti tra i sue soci Edison (la francese Edf e gli italiani di Delmi) tornano a farsi tesi e per risolvere una matassa sempre più ingarbugliata diventa cruciale il ruolo del ministro Corrado Passera.
Dopo l'ennesimo rinvio dei patti tra Italia e Francia, a fine dicembre, per trovare un accordo, ora arriva l'advisor esterno a gelare le speranze per un esito a breve del complicato riassetto dell'energia: secondo indiscrezioni di mercato, Duff&Phelps, la società di consulenza assoldata, non ce la farebbe a rispettare i tempi dettati dalla governance. Il gigante del settore con un team di 75 professionisti proprio nel comparto energia, avrebbe messo le mani avanti, avvertendo che non sarebbe in grado di consegnare il suo documento entro la fine del mese. L'idea di un rinvio era già circolata nei giorni scorsi ma i francesi hanno fatto la voce grossa minacciando di ricorrere all'asta se gli italiani non imprimeranno un'accelerazione alla trattativa. Braccio di ferro o meno, a questo punto, se la perizia non arriverà in tempo, un rinvio, e sarebbe il quinto in un anno, sembra inevitabile. Stavolta sarebbe per un motivo tecnico. Sullo sfondo, è sempre più alta la tensione tra Edf e i soci italiani capeggiati da A2A. Anche ieri si è registrato un altro botta e risposta. Da Parigi fonti vicine a Edf hanno fatto sapere che il vero punto è che A2A «vuole rinegoziare gli accordi siglati a Parigi il 27 ottobre perchè si è accorta che, in virtù di quella intesa, si dovrebbe assumere una quota troppo alta del debito di Edipower». Edf accusa «di essere stata ingannata perchè il 30 novembre ha accettato di estendere la scadenza dei patti quando Delmi ha firmato la lettera nella quale veniva riconfermato l'impegno a ricorrere ad un esperto indipendente per l'allocazione del debito, confermando in tal modo l'intesa di Parigi». Immediata la replica della utility lombarda: «Le trattative si chiudono solo se soddisfano entrambe le parti, altrimenti non funzionano».
A due settimane da quello che avrebbe dovuto essere il giorno dell'accordo, le posizioni sono sempre più distanti. Anche le voci di un ritorno in auge del vecchio «Lodo Zuccoli», a meno di non liquidarlo come tatticismo per smuovere i francesi, sono il segnale dei nuovi attriti. Per uscire dall'impasse, assume sempre più importanza il ruolo di Corrado Passera. Il neo-ministro delle Attività Produttive è ormai entrato in pieno nella partita. Già a inizio autunno il vecchio Governo Berlusconi, con il ministro Paolo Romani, aveva fatto da moderatore tra le parti. Ora un ipotetico intervento dell'ex banchiere di Intesa Sanpaolo, che potrebbe far leva sul credito di cui il nuovo Governo gode anche in sede internazionale, potrebbe sciogliere i nodi e aiutare a trovare quella quadra che finora è mancata.

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