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Riapre il registro revisori legali

Il governo riapre gli accessi per l’iscrizione al registro dei revisori legali. Con una norma interpretativa inserita fuori sacco nel decreto legge in materia di finanza territoriale approvato ieri in Consiglio dei ministri, infatti, il ministro dell’economia Stefano Fassina porta a casa la sua vittoria sulla partita della revisione legale.

E mette nero su bianco (dopo averlo inutilmente affermato a voce in Parlamento) una norma che consente nell’immediato di tornare, seppure in via transitoria, alla vecchia disciplina (dlgs. 88/92) in materia di iscrizione al registro. Almeno fino a quando i ministeri della giustizia e dell’economia non provvederanno a emanare le nuove norme attuative del dlgs 39/10 (Attuazione della direttiva 2006/43/Ce, relativa alle revisioni legali dei conti annuali e dei conti consolidati). Si è trattato, in sostanza, solo di dare una forma normativa rispetto a quanto dichiarato da Fassina durante l’interpellanza parlamentare dello scorso 4 ottobre quando, dopo aver ufficialmente riconosciuto l’errore interpretativo del ministero che aveva azzerato tutta la normativa esistente senza però approvare la nuova, aveva chiarito la necessità di tornare alla vecchia disciplina di riferimento fino all’emanazione del regolamento sul contenuto e le modalità di svolgimento dell’esame di idoneità professionale e sull’eventuale equipollenza con gli esami di stato già esistenti. Il punto è che il vuoto legislativo (sono solo tre i regolamenti attuativi emanati dopo oltre tre anni) aveva consentito l’accesso al registro, fino a un anno fa tenuto dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti, solo a chi era già iscritto transitandoli in maniera automatico (con tutti i problemi comunque di accesso al portale), ma lo aveva chiuso a tutti coloro che pur possedendo i requisiti stabiliti dalla legge (tirocinio triennale, esame di stato) ne erano rimasti fuori perché arrivati troppo tardi. Da giugno 2012 infatti, data di entrata in vigore del primo provvedimento attuativo, tutti i giovani commercialisti (si stima siano oltre 3 mila) pur in possesso dei titoli si erano visti negare la domanda di iscrizione. E lo scenario è rimasto immutato anche dopo le parole di Fassina. Per la Ragioneria dello stato, infatti, la risposta del governo «non poteva ritenersi immediatamente produttiva di effetti giuridici ma doveva intendersi più correttamente come espressione di valutazioni di carattere politico. E, quindi, a quelle parole non si poteva attribuire il valore di un’interpretazione autentica e come tale vincolante» (si veda ItaliaOggi del 26 ottobre 2013). Secondo l’organo guidato da Daniele Franco era necessario che il ministero dell’economia adottasse «determinazioni circa le modalità di esecuzione della normativa prevista, sulla base delle quali questa società potrà condurre le attività istruttorie finalizzate all’iscrizione nel registro dei revisori. Detto, fatto. La norma in questione ora non lascia più spazio a interpretazioni e stabilisce che «fino all’entrata in vigore dell’emanando regolamento sull’esame di idoneità, l’ammissione al registro del revisori legali e i relativi esoneri restano disciplinati dagli articoli 3,4,e 5 del decreto legislativo n.88 del 1992». Ma non si tratta di una totale sospensione dell’efficacia dell’intera normativa attuativa del dlgs 39, visto che restano «fermi il possesso degli ulteriori requisiti richiesti dalla normativa vigente prevista dal dm. 145 del 2012». Si tratta dei requisiti di onorabilità individuati, della laurea almeno triennale tra quelle indicate nel 39 e del tirocinio triennale preventivamente svolto presso un revisore legale.

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