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Riaperture, no a fughe in avanti

«Delegittimare l’opera dello Stato non conviene a nessuna regione. Nessuno ce la fa da solo. Tutte le ordinanze regionali sono state valutate in linea col decreto nazionale. Non sono stati usati due pesi e due misure. La presidente della regione Calabria Jole Santelli ha emesso un’ordinanza che viola quei principi perché sull’apertura di bar e ristoranti non ci sono ancora le linee guida sulla sicurezza. Le stiamo mettendo a punto in queste ore raccordandoci con le parti sociali, l’Inail e il Comitato tecnico scientifico, esattamente come abbiamo fatto con industria, cantieri, Tpl e commercio all’ingrosso. Tutti vogliamo riaprire bar e ristoranti, ma va fatto garantendo la massima sicurezza per i lavoratori e i clienti».

Francesco Boccia, ministro per gli affari regionali, risponde alle domande di ItaliaOggi di ritorno dal Trentino Alto Adige dove è stato trasferito l’ultimo contingente di medici volontari che va a completare il lavoro delle prime task force della Protezione civile. Un viaggio, quello del ministro, utile a tastare il polso di un territorio a forte vocazione autonomista che inizia a manifestare insofferenza per le misure di contenimento imposte dal governo. E, come chiesto dal presidente della provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, si unisce al coro di chi vorrebbe riaprire subito alcune attività, a cominciare da bar e ristoranti.

Il ministro però predica prudenza e non nasconde i propri timori sulla Fase 2 iniziata ieri. «Temo il liberi tutti. Non posso nasconderlo: sono seriamente preoccupato. Riaprire è un atto politico che diventa però poco sensato se non si hanno alle spalle valutazioni scientifiche. Facciamo finta che stiamo parlando di un malato: non riprende la normale attività se prima le analisi non gli hanno detto che è guarito completamente. Noi non siamo guariti, tanto per intenderci».

 

Domanda. Ministro cosa non sta funzionando nel rapporto con i governatori? Cosa c’è alla base di queste fughe in avanti? Solo voglia di protagonismo o forse ci sono istanze provenienti dai territori che le regioni avvertono disattese?

Risposta. Io sto vedendo cosa accade nel mondo. In Francia i sindaci hanno detto a Macron che non riaprono le scuole. I lander tedeschi vogliono agire. Gli Stati americani non ne parliamo. Vogliamo citare la Catalogna in Spagna? Perché pensiamo che le istanze delle regioni siano una tipicità italiana quando sta avvenendo così ovunque ed è normale che lo sia? Questo giudizio tra l’altro, lo dico con il massimo dell’umiltà, l’ho ascoltato anche da autorevoli pensatori che, spesso, si sono lasciati andare in valutazioni nette senza magari aver approfondito bene la situazione. Metto nel conto che sparare sul governo in carica è uno sport ma penso che un maggiore equilibrio nei giudizi su chi sta cercando con sforzi sovrumani di tenere lo Stato in ordine aiuterebbe anche a livello di opinione pubblica. Tornando alla sua domanda, non credo che ci sia voglia di protagonismo, almeno voglio sperarlo ma conoscendo molto bene tutti i presidenti ne sono convinto. Vede, io come ministro quando prendo una decisione mi sforzo di pensare a ciò che possono pensare a loro volta le regioni. Sarebbe il caso che quest’esercizio diventasse la regola per tutti.

D. Nonostante la diffida, la governatrice della Calabria Jole Santelli non ha ritirato l’ordinanza sulla riapertura di bar e ristoranti. Deciderà il Tar chi ha torto e chi ha ragione. Quando tra Stato e autonomie si arriva alle carte bollate non è una sconfitta per entrambi? Peraltro c’è chi la accusa di aver usato due pesi e due misure e di essersela presa con Santelli in quanto di centrodestra e non invece, per fare un esempio, con il suo corregionale Michele Emiliano. Cosa risponde?

R. Tutte le ordinanze delle regioni sono state valutate in linea col decreto nazionale. La presidente Santelli ha emesso un’ordinanza che viola quei principi. Ho tentato di farla recedere ma non è stato possibile. Mi dispiace ma non c’è un dibattito. Le norme di legge vanno applicate. Deciderà la giustizia come è giusto che sia. Penso soltanto che attendere sarebbe stato un atto di buon senso. Molti, moltissimi presidenti hanno compiuto passi indietro nell’interesse di quella unità nazionale di cui parlavo prima. E parlo di governatori di territori molto importanti, che ringrazio. Quanto al presidente della regione Puglia Michele Emiliano, posso dire che le sue ordinanze non hanno anticipato aperture in cui non ci fossero linee guida per la tutela dei lavoratori e dei clienti.

D. Secondo lei, le schermaglie di questi giorni saranno un buon motivo per rimettere mano al titolo V quando saremo usciti dall’emergenza Covid?

R. Non credo che l’autonomia, così come prevista in Costituzione se declinata in sussidiarietà, debba essere stravolta. Uno Stato è forte se le autonomie sono forti. A patto che, come dicevo prima, si consideri lo Stato nella sua unità e i vari territori non come feudo. Ci sono presidenti che ne sono già consci e altri che si stanno accorgendo giorno per giorno che da soli non si va da nessuna parte. Voglio dire che delegittimare l’opera dello Stato non conviene a nessuna regione. Ripeto, nessuno ce la fa da solo. Mentre le rispondo, per darle l’idea, sto rientrando da Trento e Bolzano, abbiamo trasferito l’ultimo contingente di medici volontari che va a completare il lavoro delle prime task force della Protezione civile che hanno consentito di proteggere, rafforzare e aiutare ospedali, Rsa e carceri con oltre 2.300 operatori sanitari. Siamo stati travolti dalla loro generosità, adesso stiamo per emanare un nuovo bando per ‘assistenti civici’ che saranno operativi nelle città italiane, da giugno a settembre. L’Italia si rialzerà soltanto se ci teniamo per mano.

D. Oggi inizia la Fase 2, quella della prima graduale ripartenza del Paese dopo il lockdown. Cosa si aspetta? E cosa teme di più?

R. Temo il liberi tutti. Non posso nasconderlo: sono seriamente preoccupato. Riaprire è un atto politico che diventa però poco sensato se non si hanno alle spalle valutazioni scientifiche delle quali il governo ha voluto dotarsi. Facciamo finta che stiamo parlando di un malato: non riprende la normale attività se prima le analisi non gli hanno detto che è guarito completamente. Noi non siamo guariti, tanto per intenderci

D. Lei ha espresso la convinzione della necessità di una ripartenza differenziata tra i territori. Fa bene il Sud a chiedere di ripartire subito senza essere condizionato dai livelli di contagio ancora alti nelle regioni del Nord? Potrebbe essere per il Sud un’occasione di riscatto?

R. Penso che se i dati saranno confortanti e certificati dal ministero della Salute tutte le regioni dal 18 maggio potranno valutare maggiori aperture assumendosi direttamente con i cittadini la responsabilità. Non vivrei questa partita in termini di contrapposizione Nord-Sud. La cautela che abbiamo voluto estendere a livello nazionale è data sia dall’esigenza di uniformità normativa sia, per esempio, dal fatto che ora sono possibili spostamenti al Sud. E quindi almeno per due settimane è necessario camminare tutti insieme.

D. Quando potranno ripartire gli spostamenti da una regione all’altra e con essi il turismo?

R. Il monitoraggio avviato è una cosa seria. Il governo, che sta amministrando in totale emergenza, ha il solo interesse di vedere tutte le attività economiche che si sono dovute fermare ripartire con slancio, crescere, dare lavoro, fare utili, investimenti. A cominciare dal turismo che è, diciamoci la verità, l’industria più danneggiata da questa tragedia.

D. Avete avviato o in programma di avviare un tavolo tecnico con le regioni turistiche per la programmazione estiva e l’adozione di misure di protezione da parte di hotel e stabilimenti balneari?

R. Le regioni hanno avviato i tavoli. Quando avranno elaborato i protocolli ci riuniremo e le uniformeremo nel senso che dovranno essere rigorosi ed equilibrati. Non è un controllo, ma un coordinamento. In parole povere il governo non chiede mai ubbidienza, ma adesioni. Sono due concetti molto diversi. E chi aderisce ha il diritto e anche il dovere di dire come la pensa.

D. Qual è il ruolo che le regioni possono svolgere a favore della ripresa economica delle imprese?

R. Enorme. A patto che approfittino della situazione per avviare un piano straordinario di politiche industriali che tenga conto della realtà che cambia. Sto parlando di digitale, di investimenti strategici. Ecco, qui le autonomie si giocano la partita.

D. Le diverse scelte compiute dai governatori nella gestione dell’emergenza sanitaria finora sembrano aver premiato le regioni che hanno voluto fare da sé, come il Veneto. Non crede che il Covid possa rischiare di abbattere il dogma della sanità regionale?

R. Sarei cauto nel dire che alcune regioni hanno fatto da sé. Lo stesso Veneto, esempio virtuoso di gestione territoriale, si è sempre raccordato con il ministero e con il governo. Il presidente Luca Zaia non ha agito in contrasto con il governo. Certo, con le parole ogni tanto si esagera, ma contano i fatti. Se avviene tutti nell’ambito di un rispetto personale e istituzionale ci si ritrova sempre. La gestione della sanità territoriale è regionale. Il coordinamento e le linee guida sono nazionali. Il sistema funziona. Bisogna solo essere volenterosi nel farlo funzionare e rafforzare come dimostra l‘emergenza Covid la prevenzione territoriale pubblica ovunque.

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