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Riaperture, con il Dl autonomia alle Regioni. Ma è caos dati sanitari

Una riapertura al buio. Il monitoraggio che avrebbe dovuto accompagnare l’allentamento del lockdown, per poter intervenire tempestivamente in caso di ripresa dei contagi, stenta a decollare. A 10 giorni dall’avvio della ripresa delle principali produzioni e a tre dalla riapertura di gran parte degli esercizi commerciali, di bar, ristoranti e degli stabilimenti balneari, i dati per fare un primo bilancio sono solo parziali. Colpa delle Regioni. Almeno è questo quanto emerge dalla lettera che i ministri della Sanità, Roberto Speranza, e degli Affari regionali, Francesco Boccia, hanno inviato al presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

Quasi metà delle Regioni avrebbero mandato dati parziali e incompleti: sono 21 gli indicatori che dovrebbero essere monitorati, ma il set di parametri relativi alla «Resilienza dei servizi sanitari in caso di recrudescenza del Covid non risulta – si legge nella lettera inviata ieri – completamente valutabile stante la difficoltà nel circuito informativo tra il livello centrale e le Regioni». Dati essenziali questi – come l’R con zero e i casi per data di diagnosi – «per il corretto funzionamento del sistema di rilevazione e contenimento del rischio collegato – conclude la lettera – alla gestione di una epidemia non controllata».

Insomma la famosa sorveglianza sanitaria che dovrebbe monitorare se il virus rialza la testa è ancora ampiamente incompleta. E proprio nei giorni in cui si capirà quale sarà l’effetto sui contagi dopo la fine del lockdown del 4 maggio. Ieri si sono registrati ancora 992 nuovi casi, con un numero di morti in crescita, 262 contro i 195 del giorno prima.

Anche il Governo però latita. Ancora non si conoscono le regole per le riaperture che partiranno lunedì. e che – questa è la novità – saranno contenute in ben due provvedimenti: un nuovo Dpcm con tanto di protocolli di sicurezza allegati e un Decreto legge . Un provvedimento quest’ultimo che sembrava essere destinato ad approdare al l Consiglio dei ministri di questa mattina. Invece molto probabilmente non sarà così e ancora una volta il varo arriverà nel weekend . Il decreto non è infatti ancora pronto. Il premier in ogni caso oggi vedrà, assieme a Speranza e Boccia, le Regioni per confrontarsi tanto sul problema dei dati mancanti che sulle nuove linee guida.

La decisione di ricorrere al decreto legge certamente piace alle forze politiche, anche della maggioranza, che avevano criticato il premier per un uso eccessivo dei Dpcm su temi così rilevanti. E infatti nell’attesa del nuovo provvedimento sulle riaperture ieri si dava per assai plausibile una informativa dello stesso premier alle Camere. Che invece non si è più svolta prorpio perché con il decreto legge il Parlamento potrà intervenire in sede di conversione. Ma il decreto ha anche un’altra importante funzione in quanto confermerà il ritorno alle Regioni dell’autonomia decisionale sulle riaperture. Unica condizione il rispetto delle nome di sicurezza. Che tuttavia non saranno necessariamente quelle contenute negli allegati al Dpcm. Le Regioni potranno infatti decidere di avvalersi delle linee guida redatte dai loro comitati scientifici e dunque potrebbero anche rivelarsi diverse non solo da quelle nazionali ma anche delle altre Regioni, come del resto già sta emergendo dalle dichiarazioni dei governatori.

Ma questo andare in ordine sparso rischia di trasformarsi in un pericoloso caos. Tanto più se i dati per il monitoraggio non saranno sufficientemente attendibili. Nella lettera inviata al presidente della Conferenza delle Regioni , i ministri della Sanità e degli Affari regionali nel ricordate che «la acquisizione tempestiva dei dati costituisce dunque condizione essenziale per il corretto funzionamento del sistema di rilevazione e contenimento del rischio», sollecitano le Regioni a inviare il prima possibile i dati.

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