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«Rialzare l’Iva? Idea sbagliata. Si perderebbe un punto di Pil»

Ogni giorno un numero diverso. Non è facile orientarsi tra gli indicatori economici di questo primo scorcio del 2017, mentre è molto più agevole tastare il polso della situazione sul campo, fra gli associati di Confcommercio, che Carlo Sangalli guida ormai da più di un decennio in cui moltissime cose sono cambiate. A partire dal trend economico.

In base alla sua esperienza, come legge gli ultimi dati Istat sullo stato di salute dell’economia italiana, presidente?

«Siamo su un’altalena in cui è difficile fare previsioni perché tutti gli indicatori — dalla produzione industriale ai consumi, dall’occupazione al clima di fiducia — continuano a registrare un’alternanza di segni positivi e negativi confermando il permanere di un quadro di diffusa e generalizzata incertezza. É come se il nostro sistema economico si trovasse in uno stato di fibrillazione continua da cui non riesce ad uscire».

Può fare una previsione?

«Nonostante questo scenario, vogliamo mantenere una quota di ottimismo. Il nostro Ufficio Studi prevede una crescita intorno all’1-1,1% nel 2017. Un obiettivo certamente non entusiasmante che può e deve essere migliorato, evitando manovre recessive sul fronte della finanza pubblica».

Sta parlando dell’eventuale applicazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva nella prossima manovra di governo?

«In questi giorni abbiamo letto sui giornali molte ipotesi per proseguire il cammino della riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie. Ma quella di reperire le risorse necessarie aumentando le aliquote Iva sarebbe un grave errore, perché ridurrebbe drasticamente i timidi segnali di risveglio dei consumi e dell’economia».

Può darci qualche dato concreto su questo ipotetico effetto?

«Il nostro Ufficio Studi ha calcolato che, a fronte di un gettito aggiuntivo previsto di 19,6 miliardi di euro, si potrebbe registrare una riduzione dei consumi attorno ai 15 miliardi, con una perdita complessiva di Pil pari a nove decimi di punto».

Poi c’è anche l’ipotesi di uno scambio per il 2017 tra maggiore Iva e minore cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente.

«A parità di gettito, data la crescente propensione al risparmio che si osserva negli ultimi 15 mesi, sarebbe probabile una riduzione netta dei consumi e un ulteriore incremento dei risparmi: un combinato di eventi che deprimerebbe l’occupazione e il livello di attività produttiva. Esattamente il contrario di ciò di cui abbiamo bisogno».

Ma come si fa a disinnescare le clausole di salvaguardia?

«Quello che va disinnescato è il pericolo di una ricaduta in recessione. L’Italia ha bisogno di un ingrediente: la fiducia per far lievitare la crescita. La via maestra per ricreare un clima amico dei consumi e degli investimenti è la riduzione generalizzata delle aliquote Irpef, ipotesi peraltro anche questa allo studio del governo. E qui, senza girarci intorno, serve più coraggio e determinazione nel taglio della spesa pubblica improduttiva che ancora, a nostro avviso, presenta ampi margini di riduzione».

S i torna a parlare da più parti di Flat Tax.

«L’obiettivo per le imprese deve rimanere quello di arrivare ad un fisco più equo e più semplice. Solo così permetteremo alle imprese di crescere e creare nuova occupazione. In una battuta non ricorrere a soluzioni spot, peraltro non prive di controindicazioni. È davvero arrivato il momento di un’ampia e partecipata riflessione per il riordino complessivo del nostro sistema fiscale».

Intanto il governo evita il referendum abolendo la normativa sui voucher .

«E qui stiamo facendo un passo indietro. Un errore da matita blu perché non si tiene conto che sono lo strumento idoneo a coprire prestazioni saltuarie ed occasionali anche nelle imprese con dipendenti. Impedire l’utilizzo dei voucher non contrasta gli abusi e lascia senza risposta tutte queste prestazioni».

Se la sente di dare un giudizio sul governo Gentiloni dopo questi primi passi?

«Questo governo sta tentando di proseguire in quel percorso di riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale che è fondamentale per rendere la crescita più robusta, duratura e diffusa come noi sosteniamo da tempo. E, in questa direzione, ha tutto il nostro incoraggiamento».

Antonella Baccaro

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