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Revocatoria limitata sui conti

di Giuseppe Rebecca e Giuseppe Sperotti

La riforma della revocatoria fallimentare – varata nel 2005 – ha comportato il superamento di una giurisprudenza ormai consolidata, che era arrivata a inquadrare la fattispecie secondo alcuni punti cardine:

– sono revocabili gli accrediti effettuati su conto corrente scoperto (o fuori o senza fido);

– la verifica della scopertura va effettuata calcolando il saldo disponibile del conto (interpolando le date contabili e per valuta delle operazioni);

– determinate operazioni di accredito vanno escluse da revocatoria in quanto "bilanciate" con addebiti a favore di terzi.

Questi tre aspetti sono stati superati dalla riforma, che dedica dei commi specifici degli articoli 67 e 70 della legge fallimentare alle rimesse bancarie e fissa dei nuovi principi:

– sono escluse da revocatoria le rimesse bancarie, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca (articolo 67);

– qualora la revoca riguardi atti estintivi di posizioni passive derivanti da rapporti di conto corrente bancario, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra l'ammontare massimo delle sue pretese e l'ammontare residuo delle stesse (cosiddetto rientro) (articolo 70).

Tutti concetti – consistenza, durevolezza, rientro – che in giurisprudenza sono ancora interpretati in modo diverso (si veda il grafico a destra).

In questo scenario, il Tribunale di Udine si è recentemente pronunciato in modo molto incisivo. Questi i punti trattati:

el'articolo 70 della legge fallimentare si applica sul rientro complessivo del debito (differenza tra il saldo finale e il saldo massimo, nei sei mesi precedenti), considerati tutti i rapporti, non solo il conto corrente di corrispondenza, ma anche il conto anticipi, salvo buon fine e finanziamento;

– è la banca a dover quantificare il rientro;

– la consistenza e la durevolezza si riferiscono al debito totale del fallito verso la banca;

– il fido non è più rilevante ai fini della revocatoria.

L'onere della prova

Il nocciolo della questione è rappresentato dal rientro, cioè da quanto la banca ha effettivamente recuperato del proprio credito in violazione della par condicio creditorum.

La sentenza di Udine affronta quindi i temi fondamentali della nuova revocatoria, incentrata sul rientro, e inoltre stabilisce il principio che – trattandosi di una norma che prevede l'esclusione delle rimesse bancarie – è la stessa banca a dover documentare l'entità del rientro e il fatto che le rimesse non abbiano ridotto l'esposizione debitoria in maniera né consistente né durevole.

L'esposizione debitoria, poi, dovrà far riferimento a tutte le posizioni aperte tra il cliente fallito e la banca, e quindi si dovrà procedere a una vera e propria sommatoria dei saldi dei vari conti (compresi conti anticipi e finanziamenti). I tanto discussi concetti di consistenza e durevolezza saranno così da rapportare non al semplice saldo del conto, ma all'entità del rientro ottenuto dalla banca. Un ulteriore effetto di tale modo di procedere sarà dato dal superamento delle questioni legate alle cosiddette duplicazioni di revocatoria, che possono accadere quando si calcola la revocatoria in modo separato sui vari conti, comprendendo anche i giroconti interni (si veda anche la check-list per il curatore fallimentare riportata a destra).

Il Tribunale di Udine, infine, stabilisce che il fido non abbia alcuna rilevanza sulla nuova revocatoria, poiché sono superati i vecchi concetti di conto scoperto e reintegro della disponibilità.

Come trattare il fido

Il tema dell'affidamento, comunque, continua a emergere nella giurisprudenza riguardante la vecchia revocatoria. Da ultimo, la Cassazione (20834/2010) ribadisce che la differenza tra la normativa ante e post riforma impedisce di applicare i principi consolidati: «Nuova è la disciplina quanto all'oggetto della revoca che, specificamente individuato nelle rimesse bancarie, così distinte dai pagamenti, rimuove dallo scenario esegetico il distinguo tra natura solutoria e ripristinaroria dei versamenti affluiti sul c/c».

Ulteriore conferma, quindi, del cessato riferimento al fido, elemento che distingue appunto la natura dei versamenti, solutori o ripristinatori.

Però più oltre, per quanto concerne il riferimento o meno all'affidamento, afferma che «resta invariato l'onere del curatore di dimostrarne la scopertura rispetto al limite dell'affidamento», e così va in pieno contrasto con quanto affermato nella prima parte della sentenza. Sul fido quindi, c'è ancora incertezza, anche se pare preferibile considerarlo un limite legato alla revocatoria ante riforma.

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