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I revisori a controllo pubblico

L’Organo revisionale degli Ordini Forensi è assoggettato alle norme sul controllo degli enti pubblici in generale, con la limitazione imposta dalla disposizione di cui all’art 31 della Legge di riforma, che espressamente circoscrive il controllo dei Revisori al solo ambito patrimoniale. È quanto emerge da un’analisi della normativa in materia. La legge 247/2012, in G.U. del 18 gennaio 2013, ha riformato radicalmente la normativa istitutiva degli Ordini Forensi, prevedendo, tra l’altro, il «Collegio dei Revisori», inteso espressamente come «organo» (art.26) al quale è affidata «la verifica della gestione patrimoniale «(art.31), che deve essere eseguita secondo le regole previste per gli Enti pubblici, come armonizzate in base alla disciplina del dpr 97/2003.

Le legge di Riforma forense, infatti, chiarisce definitivamente che «gli ordini circondariali sono enti pubblici non economici a carattere associativo» (art. 24), anche se, poi, precisa che «sono dotati di autonomia patrimoniale e finanziaria, sono finanziati esclusivamente con i contributi degli iscritti, determinano la propria organizzazione con appositi regolamenti, nel rispetto delle disposizioni di legge, e sono soggetti esclusivamente alla vigilanza del Ministero della giustizia».

L’indicata «autonomia patrimoniale» non contrasta con la qualifica pubblicistica degli Ordini forensi, come ha confermato la Corte di cassazione con l’ordinanza delle Sezioni unite del 26/1/2011 n. 1782,che ha definito il contributo degli iscritti all’Ordine forense come un vero e proprio «tributo», imposto quale condizione necessaria per l’esercizio della professione.

La differenza rilevante rispetto alla Pubblica amministrazione è costituita dal controllo della Corte dei conti, certamente escluso nel caso degli Ordini forensi (Cass. 14 ottobre 2011 n. 21226).

L’art.31 della legge di riforma forense dispone che il Collegio «verifica la regolarità della gestione patrimoniale riferendo annualmente in sede di approvazione di bilancio» e, stante la natura pubblicistica degli Ordini forensi, l’attività di controllo deve essere eseguita con le modalità di cui al citato dpr 97/2003 e relativi allegati, in particolare il n. 17,contenente i principi generali di revisione.

In particolare, l’art. 47 del succitato dpr enuncia le funzioni del Collegio dei Revisori negli Enti pubblici, mentre l’art. 79 della medesima norma, nel disporre che il Collegio dei Revisori «verifica la regolarità della gestione e la corretta applicazione delle norme di amministrazione, di contabilità e fiscali», richiama poi espressamente l’art. 2403 del codice civile, così equiparando l’attività di controllo espletata nel settore pubblico a quella dei sindaci delle società di capitali .

In tale quadro normativo, i Revisori degli Ordini forensi, pur nell’esclusivo ambito patrimoniale ai sensi dell’art. 31 della legge di riforma forense, oltre all’esercizio del controllo contabile, possono esprimere pareri preventivi anche sulla idoneità dei programmi gestionali e di amministrazione predisposti dall’Organo di vertice .

La norma sulla p.a. prevede che i Revisori «assistono alle sedute degli organi di amministrazione dell’ente», anche se, nel caso degli Ordini forensi, stante la citata disposizione dell’art. 31, deve ritenersi che tale presenza sia dovuta esclusivamente per le adunanze a contenuto patrimoniale.

Per l’esercizio dei controlli i Revisori «hanno diritto a prendere visione di tutti gli atti e documenti amministrativi e contabili, anche interni», sicché la norma non pone limitazioni sull’accesso agli atti, equiparando espressamente quelli strettamente contabili a quelli amministrativi, anche se di natura interna e non destinati alla divulgazione pubblica.

La norma impone ai Revisori di «conservare il segreto sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio, salvo il dovere di informazione previsto nei confronti degli organi vigilanti e di controllo dalle disposizioni di legge» (art. 82, dpr 97/03).

L’Organo di revisione, quando è costituito da più componenti, ha natura collegiale (per gli Ordini forensi il Revisore può essere unico in base al numero di iscritti), ma, per espressa disposizione dell’art. 79 dpr, ciascun Revisore può agire individualmente per esercitare ogni tipo di controllo e verifica.

Gualtiero Cannavò

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