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Revisione, sanzioni semplificate

Lo schema di decreto legislativo sulle sanzioni amministrative (in attesa dell’approvazione definitiva) semplifica le penalità collegate alla sottoscrizione, da parte del soggetto incaricato del controllo contabile, delle dichiarazioni dei soggetti Ires.
La norma di riferimento ancora vigente è il comma 5 dell’articolo 9 del decreto legislativo 471/1997. L’attuale stesura risente dell’intervento (piuttosto oscuro) operato dall’articolo 1, comma 92, della Finanziaria 2008 e disciplina due diverse fattispecie:
l’infedeltà della dichiarazione dei redditi (e dell’Irap) non rilevata nella relazione di revisione disciplinata all’articolo 2409-ter, terzo comma del Codice civile (attualmente, articolo 14, decreto legislativo 39/2010), punibile con la sanzione amministrativa fino al 30% del compenso contrattuale relativo all’attività di redazione della relazione di revisione e, comunque, in misura non superiore all’imposta effettivamente accertata a carico del contribuente; l’omissione della sottoscrizione, caso in cui, alla sanzione appena descritta, si aggiunge quella da 258 a 2.065 euro.
La prima previsione è stata molto criticata in dottrina, soprattutto per la diversità di contenuti e metodologie tra accertamento fiscale e revisione contabile. Quest’ultima aprevede verifiche di natura contabile, con tecniche campionarie, il cui obiettivo è fornire un giudizio professionale sulla conformità del bilancio alle norme che ne disciplinano la redazione. Siamo ben lontani dall’ambito dell’infedeltà della dichiarazione, fenomeno prettamente tributario e che solo in alcuni casi (e per fenomeni celati ai revisori) si riconnette all’esposizione in bilancio degli eventi gestionali. Tanto è vero che, nella pratica, questa fattispecie normativa risulta pressoché disapplicata, probabilmente anche perché confliggente con quanto disposto dall’articolo 7, comma 1 del Dl 269/2003, in base al quale «le sanzioni amministrative relative al rapporto fiscale proprio di società o enti con personalità giuridica sono esclusivamente a carico della persona giuridica».
Presumibilmente per questi motivi, la nuova versione del comma 5 dell’articolo 9 prevede la sola sanzionabilità dell’omessa sottoscrizione, non trattando più le conseguenze della sottoscrizione di una dichiarazione infedele. Tuttavia, la sanzione ricollegabile all’omissione viene “plasmata” su quella precedentemente prevista per la sottoscrizione “infedele”. Infatti, viene previsto che l’omissione è punita con «la sanzione amministrativa fino al 30 per cento del compenso contrattuale relativo all’attività di redazione della relazione di revisione e, comunque, non superiore all’imposta effettivamente accertata a carico del contribuente, con un minimo di euro 250». In proposito va ricordato che, con circolare n. 23/E/1999, l’amministrazione ha affermato che la punibilità è esclusa «quando risulta che la mancata sottoscrizione è frutto di una precisa e giustificata volontà del soggetto obbligato»: si tratta, ad esempio, del caso in cui i dati della dichiarazione non corrispondano alle risultanze delle scritture. Sul punto, la risoluzione n. 129/E/2005 ha precisato che «il giustificato motivo, quale causa di esclusione della sanzione fiscale, non è individuato tassativamente dal legislatore, ma deve essere desunto dall’interprete in relazione alla natura ed all’ampiezza dei poteri dell’organo di controllo, quali, ai sensi dell’art. 2409-ter del codice civile, la vigilanza sulla regolare tenuta della contabilità ed il controllo sulla corrispondenza del bilancio alle risultanze delle scritture contabili». Ne discende, sempre secondo la risoluzione, che «qualora l’organo di controllo abbia consapevolezza di irregolarità di questo tipo nella tenuta delle scritture contabili, deve astenersi dal sottoscrivere la dichiarazione. Né potrebbe essere altrimenti, a meno di svuotare di significato la firma di un soggetto deputato istituzionalmente a tutelare l’affidamento dei terzi e segnatamente dell’Amministrazione Finanziaria». Si ritiene che tali condivisibili chiarimenti siano applicabili anche alla nuova normativa. Qualche problema, invece, si rinviene nell’identificare le dichiarazioni per le quali l’omissione della sottoscrizione origina la sanzione. Con risoluzione n. 146/E/2005, l’Agenzia ha affermato che le indicazioni fornite con la precedente 129/E/2005 «rilevano non solo ai fini della sottoscrizione del modello Unico, ma di tutte indistintamente le dichiarazioni delle società in materia di imposte sui redditi, di imposta sul valore aggiunto e di imposta regionale sulle attività produttive, ivi compresa la dichiarazione dei sostituti d’imposta». Infatti la dichiarazione Iva viene sottoscritta dall’organo di controllo solo per l’eventuale rilascio del visto di conformità, per cui l’assenza di una sottoscrizione (diversamente dai modelli Ires, Irap e 770) non può essere sanzionata.

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