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Revisione della spesa, a pagare il conto più salato è la p.a. locale

Meno soldi per meno enti. È questa l’equazione alla base del dl 95/2012 sulla c.d. spending review. Una formula applicata soprattutto nei confronti delle p.a. locali, che pagano un prezzo molto salato in termini finanziari e vengono coinvolte nell’ennesimo giro della giostra infinita delle riforme ordinamentali. Con un solo obiettivo: risparmiare, attraverso soppressioni e accorpamenti. Sotto il primo profilo, le cifre sono impressionanti. Circa metà dell’intera «manovra» (espressione che non piace al premier Monti, ma che ci sembra adeguata) è posta a carico di regioni, province e comuni, che per di più pagano il conto già quest’anno, mentre per le amministrazioni centrali la gran parte delle misure scatterà nel 2013. I nuovi tagli si sommano a quelli imposti dalle precedenti manovre varate a partire dal 2010. Ecco perché, secondo molti, è più che legittimo dubitare che il titolo del provvedimento («Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, a invarianza dei servizi ai cittadini») rappresenti un auspicio, più che una certezza. In effetti, un impatto sulla quantità e qualità delle prestazioni erogate non può essere escluso in partenza, anche se, come vedremo, il tentativo è di indirizzare le riduzioni laddove si annidano gli sprechi.

I numeri. A regime, il dl 95 chiede agli enti territoriali 5,5 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i tagli imposti alla sanità. Le regioni ordinarie lasciano sul terreno altri 700 milioni quest’anno, che diventano mille a partire dal 2013. Ancora più pesante l’intervento per regioni speciali e province autonome, che subiscono una riduzione di 600 milioni nel 2012 e di 1,2 miliardi nel 2013, per assestarsi a 1,5 miliardi a partire dal 2014. Non va meglio per gli enti locali. Le province (quelle che sopravvivranno; si veda altro articolo in pagina) subiscono un ulteriore taglio del fondo sperimentale di riequilibrio per complessivi 500 milioni quest’anno, che raddoppieranno a partire dal 2013. In caso di incapienza del fondo, le risorse saranno recuperate a valere sul gettito (eventualmente anche futuro) dell’imposta sulla Rc auto. Una misura analoga è prevista per i comuni, con un taglio che vale 500 milioni per il 2012 e 2 miliardi a decorrere dal 2013 e che, se necessario, sarà applicato ai versamenti a titolo di Imu (il che, in molti casi, rende dubbia la reale praticabilità della restituzione ai sindaci dell’intero gettito dell’imposta a partire dal prossimo anno).

Il riparto. La distribuzione delle riduzioni all’interno di ciascun comparto è rimessa, in prima battuta, all’accordo fra gli enti interessati, da sancire, per regioni e province autonome, in conferenza stato-regioni e per gli enti locali in conferenza stato-città. Nel caso di regioni ordinarie, province e comuni, l’accordo dovrà basarsi anche delle analisi della spesa effettuate dal commissario straordinario Bondi, nonché, per i comuni, degli elementi di costo nei singoli settori merceologici, dei dati raccolti nell’ambito della procedura per la determinazione dei fabbisogni standard e dei conseguenti risparmi potenziali di ciascun ente. Il fine, come si accennava, è evidentemente quello di rendere la manovra più mirata e meno «a siepe». Laddove i predetti accordi non vengano raggiunti entro il prossimo 30 settembre, evenienza tutt’altro che improbabile considerata la ristrettezza dei tempi e alla luce proprio dell’esperienza applicativa della manovra estiva 2010, che prevede un meccanismo analogo che finora non ha mai funzionato, a decidere sarà lo stato, ripartendo le riduzioni «in proporzione alle spese sostenute per consumi intermedi desunte, per l’anno 2011, dal Siope». È evidente che, in tal caso, la differenza fra spending review e taglio lineare rischia di attenuarsi fortemente. Occorrerà, quindi, individuare parametri sensati, che evitino, per esempio, di penalizzare gli enti che hanno esternalizzati molti servizi o che registrano spese più elevate grazie alla loro maggiore capacità fiscale. Per le autonomie speciali, invece, si rinvia ai meccanismi previsti dall’art. 27 della l 42/2009, ma nel frattempo le somme decurtate saranno accantonate annualmente a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali, sulla base, anche in questo caso, di apposito accordo sancito in sede di stato-regioni entro il 30 settembre 2012, ovvero, anche in tal caso, sulla base del medesimo criterio proporzionale valido per gli altri livelli di governo.

 

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