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Reverse charge Iva: tutela con l’iscrizione nel registro acquisti

La registrazione del documento ricevuto dal fornitore nel registro Iva degli acquisti può mettere al riparo dagli errori sul reverse charge. In attesa che l’intervento della Corte di giustizia, sollecitato con l’ordinanza della Cassazione 25035/2013, sciolga i dubbi in materia, in tutte le situazioni nelle quali l’operatore si trovi nell’incertezza con riguardo all’effettiva applicabilità dell’inversione contabile (o in merito all’obbligatorietà o no dell’autofattura), un comportamento prudenziale è rappresentato proprio dalla registrazione. Questa annotazione, infatti, conformemente alle indicazioni della giurisprudenza comunitaria, consente all’amministrazione finanziaria di esercitare l’azione di controllo, con possibili ricadute positive sul fronte delle sanzioni, essendo tuttora aperta (anche) la questione dell’entità delle penalità irrogabili per violazioni al regime del reverse charge.
Nel sistema del reverse charge (interno o internazionale), gli obblighi formali e sostanziali per l’applicazione dell’imposta sono a carico del cessionario/committente. In particolare, secondo i casi, occorrerà procedere all’integrazione con Iva della fattura emessa dal fornitore o all’emissione – in proprio – dell’autofattura, indicando nel documento l’imposta dovuta sull’operazione effettuata. La procedura, tuttavia, si completa solo con la registrazione della fattura integrata o dell’autofattura emessa (con la dicitura «autofatturazione», dal 2013) nel registro Iva delle vendite per far emergere il debito d’imposta e contestualmente (o, comunque, al più tardi, entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui il diritto di detrazione è sorto) nel registro degli acquisti, per esercitare la detrazione del tributo: si evidenzia così la natura di “partita di giro” dell’adempimento, perlomeno nei casi in cui il soggetto non soffre di limiti alla detrazione (da pro-rata o per effetto di disposizioni di indetraibilità oggettiva).
Cosa succede se questi obblighi non sono rispettati? La questione pareva essere stata definitivamente risolta dalla Corte di giustizia europea (cause C-95/07 e C-96/07), secondo la quale, nel sistema dell’inversione contabile, le violazioni (che non procurino danni all’Erario) delle formalità fissate dalla normativa nazionale e degli obblighi contabili connessi non possono determinare la perdita del diritto di detrazione, ma possono essere previste sanzioni, purché proporzionate al l’inadempimento. Nello specifico, nel caso esaminato dalla Corte Ue, l’operatore non aveva emesso l’«autofattura», ma si era limitato ad annotare le fatture originali pervenute dai fornitori solo nel registro Iva degli acquisti, senza registrarle anche nel registro delle vendite e, pertanto, senza liquidare a debito il tributo. Ciò, tuttavia, è stato sufficiente a salvare il contribuente, evitandogli di perdere la detrazione dell’imposta, anche perché, nell’ottica della Corte di giustizia, nel reverse charge «nulla è dovuto, in linea di principio, all’Erario» (punto 71 della sentenza).
Ma proprio la mancata registrazione della fattura pare ora assumere un ruolo “centrale” per la Cassazione. Secondo la sentenza 20771 dell’11 settembre scorso, il mancato integrale rispetto degli obblighi di registrazione della fattura integrata (o dell’autofattura) in entrambi i registri Iva avrebbe natura sostanziale con la conseguenza che, in caso di inadempimento, la detrazione non potrebbe comunque essere ammessa, non essendo stato assunto (con la registrazione nel registro vendite) il relativo debito d’imposta. Diverso, però, è l’orientamento desumibile da altre pronunce della Cassazione (in particolare, 20486/2013 e 8038/2013), che, per riconoscere la detrazione, hanno dato rilievo all’annotazione della fattura nel solo registro degli acquisti. Addirittura, la sentenza 20774 (sempre dell’11 settembre 2013) sembra permettere, con la formula «negli appositi registri», la registrazione in libri contabili senza valenza agli effetti dell’Iva (per esempio, nel libro giornale).

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