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Reverse charge a maglie larghe

Reverse charge esteso. Cessioni di tablet, pc portatili e console da gioco godranno del meccanismo di inversione contabile dell’Iva fino al 31 dicembre 2018. Dopo di che esso cesserà di applicarsi. Anche su telefonini e microprocessori. È quanto prevede uno schema di dlgs esaminato in preconsiglio dei ministri, attuativo di disposizioni comunitarie. In particolare, il provvedimento mira al recepimento delle direttive 42 e 43 del Consiglio Ue del 22 luglio 2013 e, con l’occasione, allinea il contenuto dell’art. 17 del dpr n. 633/72 alla normativa sovranazionale. A cominciare dalla sostituzione della rubrica dell’articolo, impropriamente denominata «soggetti passivi», che diverrà invece «debitori d’imposta».

Le direttive del 2013

Al fine di contrastare più efficacemente le frodi all’Iva, la direttiva 2013/42/Ue ha modificato e integrato l’art. 199-bis della direttiva 2006/112/Ce (direttiva Iva), da un lato ampliando l’area delle operazioni assoggettabili temporaneamente al regime dell’inversione contabile, dall’altro estendendo fino al 31 dicembre 2018 il periodo consentito.

La direttiva 2013/43, invece, ha inserito nella direttiva Iva l’art. 199-ter, che prevede un meccanismo di reazione rapida (Qrm, ossia «quick reaction mechanism») per combattere la frode improvvisa e massiccia, consistente nella possibilità per gli stati membri, in casi di «imperativa urgenza», di imporre il sistema dell’inversione contabile, per una durata non superiore a nove mesi, per le cessioni di beni e/o prestazioni di servizi nei settori interessati dai fenomeni fraudolenti, seguendo una procedura semplificata rispetto a quella che, in base all’art. 395 della direttiva, disciplina l’introduzione di deroghe.

Le modifiche all’art. 17 del dpr 633/72

Il provvedimento in arrivo, a parte la sostituzione della rubrica e l’esplicita previsione del «Qrm», apporta all’art. 17 alcune modifiche, in parte innovative e in parte di adeguamento formale. Entrambe queste caratteristiche si rinvengono nella sostituzione della lettera c) del sesto comma, che attualmente assoggetta all’inversione contabile le cessioni di personal computer e dei loro componenti e accessori, mentre in realtà l’autorizzazione dell’Ue (decisione del Consiglio del 22 novembre 2010) ha delimitato l’oggetto della disposizione ai «dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale». Sul punto, la riformulazione si limita quindi a ridefinire formalmente l’oggetto della disposizione, già applicata in conformità alla decisione Ue, aggiungendovi però, con carattere innovativo, anche le cessioni di «console da gioco, tablet Pc e laptop», come consentito dall’art. 199-bis della direttiva Iva. L’assoggettamento al regime dell’inversione contabile di questi prodotti scatterà dalle operazioni effettuate a partire dal sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore del provvedimento. Un’altra modifica di mero allineamento sarà apportata alla disposizione della lettera b), dalla quale sarà soppresso il riferimento ai «componenti e accessori» dei telefonini, avendo l’Ue autorizzato l’inversione contabile solo sulle cessioni di telefoni cellulari. Inoltre, in conformità con l’art. 199-bis della direttiva, verrà stabilito che il meccanismo dell’inversione contabile si applicherà temporaneamente, per la precisione fino al 31 dicembre 2018, non soltanto, come già previsto, alle operazioni aggiunte dalla legge n. 190/2014 (settore energetico), ma anche a quelle menzionate alle lettere b) e c) del sesto comma dell’art. 17, ovverosia alle cessioni di telefonini, console da gioco, tablet, portatili e microprocessori.

Infine, si prevede l’abrogazione delle disposizioni delle lettere d) e d) quinquies, che assoggettano al meccanismo speciale, rispettivamente, le cessioni di materiali lapidei e le cessioni di beni ai supermercati, ma che non sono mai entrate in vigore per mancanza dell’autorizzazione unionale.

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