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Rettifica limitata sul socio di Srl

Soltanto il 40% dei maggiori ricavi contestati alla società può essere attribuito al socio unipersonale in assenza del l’opzione per la trasparenza. Poiché si tratta di redditi di capitale, si applica la disposizione sulla tassazione degli utili da partecipazione, secondo cui gli utili distribuiti in qualsiasi forma e sotto qualsiasi denominazione dalle società concorrono alla formazione del reddito imponibile complessivo del socio limitatamente al 40% del loro ammontare (articolo 47 del Tuir). A fornire tale interpretazione è la sentenza 309/29/2013 della Ctr Lazio.
La pronuncia trae origine da un accertamento nei confronti di un socio di una Srl unipersonale, a seguito di un precedente accertamento alla società fondato sulle risultanze dello studio di settore. In particolare, il socio unico è stato raggiunto da un avviso, per effetto di un accertamento da studi di settore eseguito nei confronti della Srl, con cui gli veniva attribuito il 100% dei maggiori ricavi già contestati in capo alla stessa società ai fini Ires, Irap e Iva.
Dopo aver accertato un maggior reddito a una società di capitali a ristretta base azionaria, infatti, l’amministrazione finanziaria spesso estende gli effetti di tale accertamento anche sui singoli soci, contestando la percezione di dividendi in nero, sfuggiti all’imposizione sui redditi.
Il socio ha contestato la legittimità dell’atto e l’ha impugnato davanti alla Ctp di Roma, che però ha respinto il ricorso. Il socio, però, ha presentato appello in Ctr. La difesa del contribuente ha ribadito che l’ufficio aveva accertato in capo al socio unico i maggiori utili da partecipazione, senza provarne in alcun modo l’effettiva percezione, ma soltanto in base ai maggiori ricavi accertati in capo alla società sulla base dello scostamento dallo studio di settore. Tutto ciò nonostante la giurisprudenza di legittimità avesse attribuito a Gerico il valore di mera presunzione semplice sotto il profilo probatorio.
La stessa difesa ha invocato in via subordinata la tassazione del 40% degli utili presuntivamente distribuiti al socio (in virtù dell’articolo 47 del Tuir), anche alla luce del fatto che la Srl unipersonale non aveva optato per il regime di trasparenza fiscale (articoli 115 e 116 del Tuir). In parziale riforma della sentenza di primo grado, i giudici regionali hanno così accolto la richiesta avanzata in via subordinata dalla difesa in merito alla tassazione dei presunti utili in capo al socio, alla stregua di redditi di capitali, e dunque limitatamente al 40% del loro ammontare. «Per quanto attiene al regime in tema di dividendi a persone fisiche detentrici di partecipazioni qualificate – ricorda la sentenza 309/29/2013 – gli utili distribuiti concorrono alla formazione del reddito imponibile del socio limitatamente al 40% del loro ammontare (articolo 47, comma 1, del Tuir), così come in tema di tassazione della persona fisica esercente l’attività d’impresa, l’articolo 59 del Tuir statuisce che i dividendi, relativi a qualsiasi tipo di partecipazione, concorrono a formare il reddito imponibile limitatamente al 40% del loro ammontare percepito».
In definitiva, l’amministrazione finanziaria – ad avviso della Ctr Lazio – ha tassato in capo al socio tutti i maggiori redditi contestati alla società partecipata, secondo l’applicazione del regime di trasparenza (che distribuisce sui soci il reddito societario in proporzione alle rispettive quote di partecipazione), nonostante l’assenza di qualunque opzione esercitata dalla società per il relativo regime fiscale, violando in tal modo il principio di divieto di doppia imposizione.

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