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Rettifica da studi di settore superabile in contenzioso

L’accertamento del reddito in base agli studi di settore può essere superato se il contribuente dà piena prova al giudice tributario dell’ammontare del minor reddito effettivamente percepito, anche se non ha contestato prima i calcoli presuntivi dell’amministrazione. È quanto emerge dalla sentenza 17/40/13 della Ctp Milano.
La controversia scaturisce da un accertamento a carico del titolare di un’attività di consulente informatico. L’avviso aveva quantificato induttivamente, e in applicazione degli studi di settore, maggiori ricavi imponibili per circa 25mila euro rispetto ai soli 8mila dichiarati. Il contribuente ha chiesto l’annullamento di tale atto, spiegando di avere iniziato la propria attività solo alcuni anni prima e di essere riuscito a concludere un solo contratto di consulenza nell’anno di imposta di riferimento. Aveva pertanto avuto un unico cliente, con il quale aveva risolto il proprio rapporto l’anno successivo, quando, nel frattempo, aveva cominciato a lavorare presso una società con contratto di collaborazione coordinata e continuativa.
Dal canto suo, l’ufficio ha rivendicato la piena correttezza dei calcoli presuntivi eseguiti sulla base degli studi di settore e ha lamentato che il consulente informatico non si era presentato, dopo l’invito a comparire, per offrire documentazione e memorie alla valutazione dell’ufficio accertatore.
La Ctp non nega che l’amministrazione finanziaria abbia correttamente operato nell’applicazione dell’articolo 62-sexies del Dl 331/1993, ricorrendo allo studio di settore quale «specifico strumento analitico-induttivo di ricostruzione reddituale». Ma aggiunge che questo accertamento può essere contestato nella fase del contraddittorio dinanzi al giudice, anche se il contribuente non ha dato seguito all’invito a comparire dinanzi all’amministrazione. Se venisse meno questa facoltà per tale mera inottemperanza – a parere del collegio – verrebbero compromessi i principi costituzionali del diritto di difesa (articolo 25 della Costituzione) e di tutela giurisdizionale contro i provvedimenti della pubblica amministrazione (articolo 113 della Costituzione).
D’altronde, come ha di recente ricordato la Cassazione, a nessuna condizione la media di settore non può da sola integrare la prova presuntiva del maggior reddito né può determinare l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente (ordinanza 17804/2012).
Le presunzioni
L’accertamento tributario standardizzato è un sistema di presunzioni semplici, la cui gravità, precisione e concordanza non è ex lege determinata dallo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli standards considerati, ma nasce soltanto in esito al contraddittorio da attivare con il contribuente al quale non va frapposta alcuna limitazione di mezzi e di contenuto; e la mancata risposta all’invito può essere dal giudice valutata liberamente (Cassazione, sezioni unite, pronuncia 26635/2009), ma non consolida l’accertamento.
Il consulente fiscale, libero professionista per un solo anno e per un solo cliente, ha potuto così dimostrare in giudizio il suo scarso successo sul mercato, prima di diventare un co.co.co. e ha così ottenuto l’annullamento dell’avviso di accertamento.

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