Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Retromarcia Ue sul biofuel

L’Ue fa retromarcia sul biofuel. Dopo mesi di scontro in seno alla Commissione, a ottobre l’Esecutivo dovrebbe presentare la direttiva Iluc (Indirect land-use change) che introduce limiti alla produzione di carburante da colture alimentari, bloccando a un massimo del 5% il loro contributo all’obiettivo di coprire con le rinnovabili il 10% del fabbisogno energetico per i trasporti entro il 2020.

Un target che l’Ue si era data appena tre anni fa, con la direttiva 28/2009, nota anche come «20-20-20». Secondo la bozza legislativa che ItaliaOggi è in grado di anticipare, dopo il 2020 l’Unione europea taglierà ogni forma di sussidio per i biocarburanti. Le ricadute su un’industria da 17 miliardi di euro di fatturato, sviluppatasi proprio in virtù degli ambiziosi obiettivi europei, sono prevedibili.

Di recente, la Francia aveva chiesto di bloccare al 7% il target per i biofuel da colture alimentari per la «pressione esercitata sui prezzi delle commodities agricole». La Commissione europea è andata oltre basando le modifiche alla direttiva rinnovabili (la 28/2009, appunto) e alla direttiva 70/98 sulla qualità delle miscele, sull’acronimo Iluc. Si tratta dell’effetto sul livello delle emissioni di gas serra del cambio d’uso dei terreni destinati a colture energetiche, che in alcuni casi annullerebbe i benefici dell’utilizzo del biofuel in termini di abbattimento delle emissioni. In sostanza, quando si usano terreni agricoli per produrre carburante, la domanda alimentare può essere soddisfatta mettendo nuovi terreni a produzione, costituendo un incentivo alla deforestazione in altre parti del globo. Sull’Iluc la comunità scientifica non è unanime, ma la svolta delle politiche europee sui biocarburanti era nell’aria. La proposta della Commissione, pur sostenendo di voler «tutelare gli investimenti in essere fino al 2020» e di voler incoraggiare la produzione biofuel di seconda generazione (principalmente proveniente da scarti agricoli) arriva con tempismo poco invidiabile: «Minaccia un settore che nasce come risposta alle sue politiche, che oggi conta 50 mila posti di lavoro e avrebbe fornito la prossima generazione di tecnologie dei biocarburanti» denuncia Jean-Philippe Puig, amministratore delegato di Sofiproteol, società europea con grandi interessi nel biodiesel. La direttiva Iluc, per altro, arriva proprio nel momento in cui la direttiva sulle fonti rinnovabili è entrata in vigore in Italia. «La direttiva 20-20-20», spiega Maria Rosaria Di Somma di Assocostieri, associazione che riunisce i produttori nazionali di biodiesel, «già prevede delle premialità per i biocarburanti di seconda generazione e prodotti da rifiuti. Sono stati messi in campo investimenti per circa 500 milioni di euro, che saranno certamente fermati in considerazione del fatto che la bozza di direttiva riduce la percentuale d’obbligo al 2020». Che, in fondo, è dietro l’angolo. «C’è chi ha fatto investimenti su un orizzonte temporale più ampio», spiega Alessandro Brusa di Aper, associazione di produttori di energia elettrica da rinnovabili, «almeno le nuove norme si applichino sugli impianti che verranno. Tra l’altro», ricorda Brusa, «l’Italia è l’unico paese che ha previsto un’incentivazione non solo sui biocarburanti per autotrazione ma anche sull’energia elettrica prodotta da bioliquidi, ulteriore elemento delicato su cui ci si dovrà confrontare con le nuove norme Ue».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa