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Retromarcia di Hollande sulle tasse alle imprese

A pochi giorni dal primo anniversario della sua elezione all’Eliseo, il presidente francese François Hollande offre l’ennesimo ramoscello d’ulivo al mondo del business, con il duplice scopo di rilanciare una popolarità scesa ai minimi e attrarre investimenti per ridare fiato a un’economia in affanno, che nelle migliori prospettive del governo crescerà quest’anno appena dello 0,1 per cento.
Chiudendo ieri all’Eliseo l’Assise delle imprese, il presidente ha annunciato una serie di misure volte a promuovere l’attività imprenditoriale. «Per rimettere in ordine la nostra economia – ha detto Hollande davanti a più di 300 dirigenti – abbiamo bisogno degli imprenditori. Sono le imprese che creano lavoro e ricchezza».
Il provvedimento centrale – anche perché bandiera della campagna elettorale di Hollande e poi cardine della Finanziaria – è la riduzione del prelievo fiscale sulle plusvalenze da cessioni di capitale. La Finanziaria 2013, allineando la tassazione sui redditi da capitale a quella sui redditi da lavoro, aveva portato a un innalzamento della pressione, con prelievi che potevano toccare il 62% dei guadagni in caso di vendita dell’attività. Di qui la rivolta del mondo del business, guidata ed efficacemente simboleggiata dai “piccioni”, un gruppo di imprenditori, perlopiù piccoli e piccolissimi, decisi a non lasciarsi “impallinare” dalla politica fiscale del governo socialista.
«Nell’autunno scorso c’è stato un fraintendimento» – ha detto ieri Hollande, che già aveva parzialmente corretto il tiro in ottobre dopo l’esplosione della rivolta -. Il nostro regime fiscale dovrebbe scoraggiare la speculazione e ricompensare chi investe e si assume dei rischi. Quando un imprenditore vende ciò che gli è più caro – ha aggiunto – ciò che ha creato, ci dovrebbe essere un trattamento fiscale equo». La tassazione infatti finiva per colpire pesantemente anche la cessione di un’attività imprenditoriale dopo diversi anni, seppure fossero già stati introdotti appunto dei correttivi.
In dettaglio ora saranno istituiti due regimi: uno di diritto comune, che consente sgravi tra il 50 e il 65% sulle plusvalenze purché le quote azionarie cedute siano state possedute per almeno due anni; uno agevolato, riservato alle plusvalenze derivanti dalla vendita di attività che precede la pensione o alla cessione del business all’interno della stessa famiglia: in questo caso l’esenzione può raggiungere anche l’85% ed è previsto un abbattimento ulteriore dell’imposta – 500mila euro – per i proprietari di piccole imprese.
Tra le altre misure – frutto dell’attività di nove gruppi di lavoro e di tre mesi e mezzo di consultazioni con il mondo economico e sociale – il governo ha annunciato la creazione di un visto speciale per gli imprenditori, riservato a businessmen stranieri con progetti innovativi (in pratica una procedura accelerata per garantire il permesso di soggiorno) e la cancellazione dello stigma che finora colpiva gli imprenditori che avessero subito un fallimento, che venivano inseriti in una sorta di “blacklist”, con conseguenti difficoltà nell’accesso al credito per un’eventuale nuova attività. Infine il governo ha promesso una serie di iniziative per promuovere «lo spirito imprenditoriale» tra i giovani, a cominciare dai programmi scolastici.
Non è stato ancora specificato quando le misure entreranno in vigore; quanto ai costi, secondo l’Eliseo saranno compresi tra i 200 e i 300 milioni di euro.
Per il Governo francese, impegnato nel difficile tentativo di far quadrare le finanze pubbliche (a maggio il Paese potrebbe ottenere dalla Ue una proroga sugli obiettivi di bilancio), liberare risorse non è semplice. Forse non a caso ieri, prima di annunciare i provvedimenti pro business, il presidente aveva presentato il Libro bianco della Difesa. E qui il governo ha deciso quantomeno di congelare per i prossimi sei anni il budget (la spesa annua sarà di circa 30 miliardi). Questo però comporterà la perdita di 34mila uomini entro il 2019, con il probabile sacrificio dell’Armée de terre, l’esercito di fanteria, giudicata sempre meno importante in un’epoca di guerre ad alta tecnologia.

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