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Retroattivo l’abuso del diritto

di Debora Alberici 

Legittima la contestazione dell'abuso del diritto anche se il divieto dell'operazione economica posta in essere dal contribuente è entrato in vigore successivamente. È sufficiente il generale principio antielusivo che boccia qualunque indebito risparmio di imposta.

Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza numero 2193 del 16 febbraio 2012.

In particolare la sezione tributaria ha spiegato che è elusione fiscale giovarsi delle detrazioni sugli interessi passivi del mutuo preso dal socio residente all'estero per finanziare l'azienda.

Ma facciamo un passo indietro ai motivi di ricorso presentati dalla società multinazionale. Questa ha sostenuto che il divieto di detrazione degli interessi passivi sui mutui contratti dai soci stranieri per finanziare la «sorella» italiana fosse stato introdotto nel 2005, con gli articoli 3 e 6 del dlgs 143, quindi dopo l'operazione economica.

Su questo punto gli Ermellini hanno confermato il recupero a tassazione Irap e Ilor, perché, pur riconoscendo che le norme classe 2005 non erano retroattive, tuttavia vige in Italia un principio generale antielusivo che si radica nella Costituzione e che «batte» ogni riferimento temporale. La sentenza della Ctr ha ritenuto elusivo, spiega Piazza Cavour, il riconoscimento di una parte d'interessi nel periodo 1999-2000 in favore dei soci finanziatori residenti in Usa, riferendosi all'art. 37-bis, n. 3 lett. f-ter del dpr 600 del 1973, norma che, in effetti, è stata introdotta dall'art. 1, comma 1 lett. d) del dlgs n. 143 del 2005 con decorrenza dal 1.1.2004. Ciò, a parere degli Ermellini, non esclude, però, il potere dell'Amministrazione di contestare la deducibilità della componente passiva esposta dalla contribuente, ritenendola inopponibile, in forza del generale principio antielusivo, immanente nell'ordinamento, e la cui fonte va rinvenuta nei principi di capacità contributiva e di progressività dell'imposizione, di cui all'art. 53, commi 1 e 2, Cost.

Insomma, resta fermo, ad avviso del Collegio, che «il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale».

Di più. La circostanza che sono disciplinate specifiche norme antielusive non contrasta con l'individuazione nell'ordinamento «del cennato principio antielusione, ma, anzi, conferma l'esistenza di una regola generale in tal senso».

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