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Reti e banche, accordi taglia spread

Un prodotto di finanziamento ad hoc per le Reti – Bnl2xReti – e, per i progetti più meritevoli, una riduzione dello spread tra il 15 e il 30%. Questo il cuore dell'accordo sottoscritto da RetImpresa di Confindustria con Banca Nazionale del Lavoro. L'agenzia Confederale di Confindustria, nata per promuovere l'aggregazione di imprese e lo sviluppo sul territorio delle Reti di imprese – porta a casa dunque il terzo accordo (dopo quello con Barclays e Unicredit). Il progetto lavora su due fronti. Il primo, alla luce delle crescenti difficoltà incontrate dalle imprese per l'aumento del costo del denaro e degli spread, punta a facilitare l'accesso al credito delle attività organizzate in Reti. Il secondo ha l'obiettivo di creare maggiori economie di scala per la riduzione di costi ed aumentare la capacità di investimento delle Pmi in ambiti come la ricerca e sviluppo o l'espansione in nuovi mercati.

Se, però, il progetto di un rating di Rete resta ancora sulla carta – anche per la mancanza di personalità giuridica dello strumento –, le occasioni per le aggregazioni di avere percorsi su misura con il mondo del credito iniziano a realizzarsi. «Con questo accordo – spiega Paolo Alberto De Angelis, responsabile della Divisione Corporate di Bnl – la banca vuole confermare la propria vicinanza al mondo delle piccole e medie imprese, sostenendo i loro progetti d'investimento, soprattutto quelli per l'internazionalizzazione e l'espansione in nuovi mercati, grazie alla rete di Bnp Paribas presente in oltre 80 Paesi al mondo. Le aziende in rete beneficeranno, inoltre, di un prodotto di finanziamento dedicato ai progetti di sviluppo». Il lavoro degli istituti di credito non finisce qui. Bnl, infatti, come altre banche sensibili allo strumento, sta lavorando per favorire la diffusione del modello di contratto di rete, impegnandosi in incontri con le associazioni di categoria e le imprese sul territorio e individuando un modello di contratto di Rete in conformità con le normative di riferimento. Per garantire, poi, alle imprese un accesso al credito facilitato alla luce dell'aggregazione si stanno sperimentando modelli di valutazione. «Per giudicare un progetto di aggregazione – spiega Sandro Bianco, della divisione Marketing Italia di UniCredit – è necessario misurare fatturato, redditività e marginalità aggiuntivi, alla luce della Rete, e quindi le maggiori esigenze di finanziamento del circolante e di copertura degli investimenti. È necessaria una valutazione di natura qualitativa e una quantitativa. Un lavoro non facile per la natura ibrida del contratto di rete. Per questo noi prevediamo, all'interno della banca, una figura unica di gestore e di deliberante creditizio che approfondisca la conoscenza del programma di Rete, e valutiamo in particolare le Reti dotate di fondo patrimoniale e organo di governance».

Sulla necessità di aggregazione delle imprese c'è ampio consenso. «La crescita dimensionale delle aziende italiane – spiega Roberto Dal Mas, responsabile Marketing Imprese del Gruppo Intesa Sanpaolo – diventa elemento strategico per poter competere in nuovi mercati. Per questo Intesa ha deciso di proporre soluzioni articolate pensate per le aziende che decidono di perseguire obiettivi di crescita dimensionale attraverso le differenti forme di aggregazione».

Che il percorso delle Reti sia ancora accidentato, però, si evince dalle testimonianze degli imprenditori. «L'interesse verso lo strumento è grande – spiega Laura Marinelli, presidente di PressCom, azienda di comunicazione che fa parte della Rete Crearete –. La nostra aggregazione fornisce servizi proprio a chi vuole mettersi in Rete. Le richieste riguardano integrazioni verticali o orizzontali. A frenare l'unione, però, intervengono diversi fattori: un'inadeguatezza normativa legata alla novità dello strumento, un limite culturale e un mercato ancora immaturo. Anche a livello degli istituti di credito, infatti, se la Rete è ormai cosa nota negli uffici centrali, nelle filiali periferiche ci si scontra ancora con una conoscenza inadeguata. Ci sono reti, infatti, che fanno ancora fatica ad aprire il conto corrente».

Le difficoltà si estendono all'accesso al credito. «Fare un rating di Rete – spiega Massimiliano Bellavista, partner responsabile Keirion e retidimpresa.eu – per un istituto di credito può avere costi superiori ai benefici perché analizzare la solidità delle singole imprese è un lavoro lungo. Per questo va ribaltato il punto di osservazione. Ragionando come un Private Equity, infatti, e valutando prima il business plan, si verifica il possibile ritorno sull'equity e, solo se ne vale la pena, si analizza successivamente la singola solidità delle imprese».

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