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Reti d’impresa per 80mila addetti

Oltre quota duemila: è il traguardo centrato a marzo dai contratti di rete, con 10.099 imprese coinvolte e un aumento del 41% nel giro di 12 mesi. I lavoratori sono oltre 80mila, una platea che potrebbe salire a 130mila nell’arco di due anni, secondo le elaborazioni di RetImpresa-Confindustria, «se confermati i trend di crescita attuali».
Sempre più aziende, insomma, credono nel motto «l’unione fa la forza» con buone chance anche per il futuro.
Le ultime novità normative rendono, infatti, da un lato più snello l’avvio del contratto, mentre dall’altro aprono la possibilità di gestire gli addetti in modo più flessibile. Il contratto di rete, introdotto nel 2009, prevede la possibilità per le aziende di creare alleanze senza sacrificare l’autonomia: si condividono obiettivi e strategie, si scambiano informazioni e servizi, ma ciascuna impresa conserva la propria indipendenza.
A inizio anno, accanto alla vecchia registrazione dei contratti di rete, ha debuttato una procedura più snella con l’iscrizione diretta, online e senza notaio. Dal 15 gennaio è infatti possibile presentare al Registro delle imprese il modello ministeriale standard, utilizzando il software disponibile su contrattidirete.registroimprese.it. Finora, secondo il monitoraggio di Infocamere, sono 21 le reti nate per via telematica con il coinvolgimento di 127 imprese. «Si tratta – precisano da Infocamere – del 25% del totale dei contratti sottoscritti in questo periodo».
Sul fronte della gestione del personale, poi, le ultime novità normative risalgono al decreto Giovannini (n. 76) del 2013 che ha previsto l’impiego “flessibile” delle risorse umane: lo stesso addetto può lavorare per più di un’azienda tra quelle in rete, senza perdere diritti e tutele, ad esempio con la formula del distacco semplificato o attraverso la possibilità di essere assunto in regime di codatorialità.
«Il primo strumento è pienamente operativo e utilizzato dagli imprenditori – evidenziano da RetImpresa -, mentre il secondo attende indicazioni operative da Inps e Inail».
Sul fronte degli incentivi, invece, manca all’appello l’agevolazione “classica” della sospensione d’imposta sugli utili investiti nel programma di rete, non ancora rifinanziata nonostante la previsione del Def, mentre la legge di Stabilità ha esteso alle reti la disciplina dei bonus per le aggregazioni di imprese attive nella manifattura sostenibile e nell’artigianato digitale. Altri ”aiuti” riguardano l’agroalimentare e il turismo, e molti incentivi arrivano dalle Regioni.
La presenza delle reti è infatti ormai capillare sul territorio (si veda l’infografica a lato) e, se all’inizio riguardavano in primis la formalizzazione di collaborazioni già esistenti, oggi è sempre più diffusa la partecipazione di grandi e medie aziende nei contratti di rete, che si confermano uno strumento adatto a tutti i tipi di impresa, senza distinzione di dimensione, settore, o area geografica. Le statistiche dicono che il 46% delle reti ne raggruppa tra quattro e nove, il 10% dieci e più, mentre il 44% unisce al massimo tre aziende.
Dalla girandola dei numeri emerge, poi, che a livello settoriale svetta il manifatturiero (32%), seguito da attività professionali, scientifiche e tecniche (12%), e dalle costruzioni (10%).
E, guardando la veste giuridica, a prevalere sono di gran lunga le società di capitale (63%), mentre quelle di persone e le imprese individuali rappresentano insieme il 27% del totale (il resto è costituito da cooperative e altre forme giuridiche).

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