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Reti d’impresa, natura tributaria in forse. Ma il bilancio va redatto

Nuove regole dal 12 agosto per i contratti di rete. Obbligo di redazione del bilancio sancito per legge ancora avvolto nel buio. L’art. 45 del decreto legge 83, convertito nella legge 134/2012, è intervenuto su diversi aspetti per innovare la regolamentazione concernente le reti d’impresa.

Come illustrato anche dal documento di accompagnamento del decreto la novità che sembra aver spinto il governo a innovare la disciplina risiede nella possibilità di redigere il contratto di rete con un mero atto scritto, firmato digitalmente nel rispetto del codice dell’amministrazione digitale anche se «tale modalità si aggiunge, pertanto, all’atto pubblico e alla scrittura privata». Inoltre sempre nel novero delle semplificazioni il documento ricorda come l’innovazione «consente un’unica iscrizione presso il registro delle imprese per le modifiche eventualmente avvenute in corso di esecuzione del contratto. Il registro medesimo è, altresì, deputato alla comunicazione agli altri uffici presso i quali sono iscritte le imprese aderenti alla rete».

In realtà l’articolato legislativo appare anche più ampio di quello così sinteticamente descritto e la sua lettura fa avanzare qualche dubbio.

L’art. 45 infatti prevede:

  • qualora il contratto preveda l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e di un organo comune destinato a svolgere un’attività, anche commerciale, con i terzi è obbligatoria la pubblicità che si intende adempiuta mediante l’iscrizione del contratto nel registro delle imprese del luogo dove ha sede la rete;
  • al fondo comune si applicano gli articoli 2614 e 2615 in tema di consorzi. Tali previsioni impongono che i contributi dei consorziati e i beni acquistati con questi contributi costituiscono il fondo consortile ed anche che per la durata del consorzio i consorziati non possono chiedere la divisione del fondo, e i creditori particolari dei consorziati non possono far valere i loro diritti sul fondo medesimo. Inoltre per le obbligazioni assunte in nome del consorzio dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile e per le obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati rispondono questi ultimi solidalmente col fondo consortile. In caso d’insolvenza nei rapporti tra i consorziati il debito dell’insolvente si ripartisce tra tutti in proporzione delle quote. Nel caso di contratto di rete si specifica che «per le obbligazioni contratte dall’organo comune in relazione al programma di rete, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo comune»;
  • in presenza di un fondo patrimoniale entro due mesi dalla chiusura dell’esercizio annuale l’organo comune redige una situazione patrimoniale, osservando, in quanto compatibili, le disposizioni relative al bilancio di esercizio della società per azioni, e la deposita presso l’ufficio del registro delle imprese del luogo ove ha sede.Con riguardo agli obblighi della rete è richiamato anche l’articolo 2615, bis terzo comma del codice civile. Negli atti e nella corrispondenza del consorzio devono essere indicati la sede di questo, l’ufficio del registro delle imprese presso il quale esso è iscritto e il numero di iscrizione.

    Quindi vi è un obbligo di redazione della situazione patrimoniale. Ma si deve tener presente che ancora oggi, almeno a livello tributario, la natura della rete non risulta così chiara. Parrebbe anzi che la stessa non debba assumere alcuna soggettività tributaria e quindi ci troveremmo di fronte alla necessità per questo soggetto (che in realtà non può considerarsi tale) obbligato alla redazione di una situazione patrimoniale. Ma ciò comporta allora che la rete sia anche tenuta (tralasciando gli aspetti tributari) a tenere una sua contabilità che avendo come fine quello di redigere una situazione patrimoniale seguendo le norme (se compatibili) previste per i bilanci delle società per azioni non potrà essere altro che una contabilità almeno nella sostanza parificabile a quella prevista in genere dal codice civile per gli imprenditori.

    È da sottolineare come questo obbligo pare riguardare solo le reti che hanno un fondo comune (e un organo comune), ma nel contempo dobbiamo ricordare che nonostante la norma preveda che il contratto di rete «può anche prevedere l’istituzione di un fondo patrimoniale comune e la nomina di un organo comune incaricato di gestire, in nome e per conto dei partecipanti, l’esecuzione del contratto o di singole parti o fasi dello stesso» senza stabilire quindi un obbligo tali due previsioni (fondo patrimoniale comune e organo comune) sono necessari affinché la rete possa accedere all’agevolazione fiscale (vedi sul punto la circ. 15/E del 2011).

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