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Reti d’impresa, incognita controlli

di Amedeo Sacrestano

Le reti d'impresa conoscono da ieri la dimensione quantitativa dell'incentivo fiscale su cui potranno contare per il 2011 (con riferimento agli utili accantonati nell'esercizio 2010) al fine di realizzare investimenti comuni (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Più sfumati invece i contorni del nuovo istituto giuridico non solo per ciò che concerne i previsti vantaggi fiscali, amministrativi e finanziari, ma anche per le regole di corretta amministrazione e gestione della rete, soprattutto con riferimento a prerogative, facoltà esercitabili e obbligazioni strumentali di cui tener conto.

Indefinite appaiono, a oggi, dimensione e pregnanza dei controlli fiscali esercitabili dall'agenzia delle Entrate che – avvalendosi dei poteri di cui al titolo IV del Dpr 29 settembre 1973, n. 600 – deve vigilare sui contratti di rete e sulla realizzazione degli investimenti che hanno dato accesso all'agevolazione, "revocando" «i benefici indebitamente fruiti» (articolo 42 del Dl 78/2010).

Come debba essere declinato il controllo – dal punto di vista formale – è probabilmente immaginabile. Cosa diversa appare, invece, l'individuazione precisa della disamina di merito da esercitare nei confronti dell'uso (o, anche, del mancato utilizzo) del fondo patrimoniale comune o del patrimonio destinato all'affare che, ai sensi di legge, possono essere impiegati per gli investimenti previsti dal programma comune di rete. La norma specifica solo che gli utili detassati accantonati devono essere impiegati entro l'esercizio successivo (e, già qui, resta da chiarire se – con riferimento agli utili 2010, formalmente destinati con delibera al "fondo comune" nel 2011 – "l'esercizio successivo" sia il 2012 o il 2011 stesso).

L'impiego – poi e ai sensi della norma stessa – dovrebbe potersi legittimamente realizzare anche con la semplice destinazione della "riserva detassata" (ad esempio, quella 2010) a copertura delle future perdite (magari 2011). La legge stabilisce infatti – come sola causa di decadenza dal beneficio – la concorrenza alla formazione del reddito nell'esercizio (e, quindi, la ripresa a tassazione) in cui la riserva è utilizzata per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio ovvero in cui viene meno l'adesione al contratto di rete.

È infine da ritenere che l'agenzia delle Entrate possa/debba operare una valutazione di merito anche in ordine alla bontà dell'asseverazione del contratto di rete, rilasciata dagli organismi (espressione dell'associazionismo imprenditoriale) riconosciuti. Sempre l'articolo 42, comma 2 quater, del Dl 31 78/2010 prevede, infatti, che l'asseverazione è rilasciata «previo riscontro della sussistenza, nel caso specifico, degli elementi propri del contratto di rete e dei relativi requisiti di partecipazione in capo alle imprese che lo hanno sottoscritto». Come a dire che l'agenzia delle Entrate dovrebbe, al più presto, tramutare in indicazioni burocratiche concetti tipicamente aziendali e gestionali.

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