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Reti d’impresa, esenzione al 75%

di Amedeo Sacrestano

Sarà di oltre il 75 per cento (per l'esattezza, il 75,3733%) la percentuale di utile accantonato dai soggetti appartenenti alle reti d'impresa che potrà beneficiare, per l'anno 2010, dell'esenzione dalla tassazione. A stabilirlo è il provvedimento emanato ieri dal Direttore dell'agenzia delle Entrate (Protocollo n. 2011/81521).

In altri termini, le imprese appartenenti a una "rete riconosciuta" – quelle che hanno fatto domanda per ottenere il beneficio mediante l'invio telematico del modello «RETI» entro lo scorso 23 maggio – potranno accantonare in un "fondo consortile non tassato" la quota di utile 2010 indicata al momento della domanda nella percentuale del 75,3733 per cento. La quota restante di utile – invece e pur essendo destinata alle finalità del fondo patrimoniale comune o del patrimonio destinato all'affare – non usufruirà della sospensione d'imposta.

L'importo del risparmio complessivamente richiesto è stato di 26.534.578 euro che – rapportato ai 20 milioni di euro stanziati dal comma 2-quinquies dell'articolo 42 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 – dà esattamente la percentuale evidenziata del 75,3733 per cento.

Ciò significa che le risorse pubbliche stanziate dal legislatore si sono dimostrate in grado di accontentare quasi per intero gli aspiranti beneficiari, ma chiarisce anche che bisognerà ancora impegnarsi molto affinché le aggregazioni tra soggetti economici divengano fenomeno "economicamente rilevante" nel nostro Paese.

I 20 milioni di euro cui rinuncerà il bilancio dello Stato – sotto forma di minori imposte dirette a saldo per il periodo 2010 – si traducono in un beneficio fiscale netto pari al 75,3733% dell'aliquota d'imposizione diretta applicabile a un soggetto applicato, a sua volta, all'utile d'esercizio che si è dichiarato di voler accantonare per le finalità "comuni".

Il comma 2-quater del citato articolo 42 stabilisce però la sola "sospensione d'imposta" della quota degli utili dell'esercizio destinata (dalle imprese che aderiscono o sottoscrivono un contratto di rete) al fondo patrimoniale comune (o al patrimonio destinato all'affare).

Un'opzione, questa, che sarà esercitabile fino al periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2012. L'utile accantonato (e non tassato) in tal modo, concorre a formare il reddito se utilizzato per scopi diversi dalla copertura delle perdite d'esercizio ovvero viene meno l'adesione al contratto di rete.

Con esso, lo si rammenta, i soggetti economici perseguono lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Per questo, si obbligano, sulla base di un programma comune di rete, a collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese. La possibilità di poter creare o aderire a un contratto di rete è concessa a tutti i soggetti che svolgono un'attività commerciale.

 

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