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Rete unica, Tim e Cdp più vicine

La partita sulla rete unica inizia a fare qualche passo avanti. Ancora nulla di definitivo ma tra Tim e la Cassa depositi e prestiti si sono aperti spiragli che potrebbero portare a un accordo di massima, forse già per il consiglio del gruppo telefonico convocato lunedì prossimo per deliberare sull’ingresso del fondo Kkr e di Fastweb in FiberCop, la società in cui verrà scorporato l’ultimo miglio della rete di Tim.

Al tavolo si starebbe discutendo dell’ingresso di Cdp nella nuova società, non si sa ancora con quale quota, per accompagnare la nascita della rete unica e l’integrazione con Open Fiber, di cui la Cassa ha il 50% (oltre a detenere il 9% di Tim). L’ingresso potrebbe avvenire attraverso un’opzione, una sorta di «call», concessa da Tim probabilmente insieme a Kkr — si sta ancora trattando su diversi punti — alla Cassa, la quale avrebbe posto alcune condizioni per arrivare a un accordo, subordinando tra le altre cose l’esercizio dell’opzione all’esito delle verifiche regolatorie. La richiesta sarebbe legata alla volontà di Cdp di assicurarsi che il progetto di rete unica tra FiberCop e OpenFiber possa beneficiare di una diversa regolamentazione tariffaria (modello Rab) e dei fondi europei che arriveranno con il Recovery Fund. Un tema essenziale, su cui a tendere si giocherà il futuro assetto della rete unica.

Sul tavolo ci sarebbe anche altre opzioni e la trattativa è proseguita ieri con l’obiettivo di definire i passaggi principali nei prossimi giorni e provare a chiudere nel fine settimana. Tra i nodi da sciogliere c’è anche la posizione dell’Enel, a cui fa capo l’altro 50% di Open Fiber, per il quale ha ricevuto proposte d’acquisto da parte di alcuni fondi infrastrutturali. Uno di questi, il fondo australiano Macquarie, sta svolgendo la due diligence, al termine della quale deciderà sulla formalizzazione di una proposta.

Lunedì prossimo il consiglio di Tim non potrà naturalmente ancora deliberare sulla rete unica con Open Fiber, ma potrebbe dare comunque il via libera alla svolta. FiberCop, destinata a diventare il veicolo per la rete unica, nascerà sotto il controllo di Tim — condizione imprescindibile per Gubitosi e il consiglio del gruppo telefonico —, con dentro Kkr e Fastweb. Poi, se arriverà il disco verde, entrerebbe la Cdp.

Il passaggio con le authority viene ritenuto da Cassa imprescindibile, ma richiede tempo (l’AgCom, nominata lo scorso luglio, ancora non si è insediata) e non è privo di incertezze. Anche per questo l’ingresso in FiberCop non può essere immediato. Laddove il modello di società verticalmente integrata dovesse risultare ostativo ad ottenere i benefici attesi, potrebbe diventare necessario rivedere qualcosa negli equilibri della società. La rete unica avrà certamente un assetto «di garanzia», che però è ancora tutto da costruire.

Ieri il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, è tornato a candidare la sua società come polo aggregante per la rete unica: «La rete unica, neutrale, indipendente, controllata da Cdp (che detiene il 50% nella jv con Enel) — ha scritto in un tweet — resta la soluzione preferibile». A tendere è possibile che questo avvenga. La Cassa ha quasi il 10% di Tim oltre che la metà di Open Fiber, e potrebbe avere una quota importante di FiberCop, assumendo un ruolo centrale non solo da un punto di vista istituzionale, di garanzia, ma anche azionario nella società della rete post-integrazione.

Al momento resta comunque ancora un po’ di strada da fare per arrivare a una sintesi condivisa da tutti e quindi ad un accordo. Al tavolo della trattativa c’è un cauto ottimismo. Ma certamente cinque giorni non bastano per definire tutto.

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