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Rete unica, il rebus delle opzioni sul 30% del capitale di Open Fiber

Rete unica in stand-by per un altro mese. L’offerta di Macquarie per il 50% di Open Fiber posseduto dall’Enel – a quanto risulta – scade il 15 ottobre, quando si riunirà il cda della società guida da Francesco Starace per esaminarla. Prima di allora è difficile che si muova concretamente qualcosa. Tant’è che anche a Telecom per ora sarebbe stato negato l’accesso alla data room per iniziare una valutazione degli asset.

L’offerta di Macquarie, come aveva precisato lo stesso comunicato dell’Enel a metà mese, valuta 2,65 miliardi il 50% dell’equity della società della rete in fibra. Valutazione che dovrebbe essere legata al rispetto di un piano di copertura ambizioso nelle aree nere (quelle concorrenziali), ma comunque su base stand-alone, con un incremento del prezzo nel caso che si raggiungesse un accordo per l’integrazione con la rete Telecom, scenario auspicato anche dal fondo infrastrutturale australiano che però, prima di vedere la luce, dovrà affrontare una serie di incognite non di poco conto.

Oltre alla fattibilità dell’operazione sotto il profilo antitrust, un altro aspetto di cui tener conto è l’opzione in mano a Vodafone e WindTre per rilevare ciascuna il 15% di Open Fiber. L’opzione, in teoria, dovrebbe essere esercitabile nel caso in cui si voglia cedere Open Fiber a un operatore “verticalmente integrato”, quale è Telecom che gestisce la rete e fornisce servizi di tlc. Ma se Enel decidesse di cedere la sua quota a Macquarie (che è un fondo e non un operatore verticalmente integrato) chi onorerebbe poi l’impegno verso gli operatori alternativi che hanno stretto accordi commerciali con Open Fiber? Cdp punta a ottenere la maggioranza di Open Fiber, anche se Macquarie si è già detto disponibile a concederle una governance maggiorata anche se la Cassa dovesse restare, come oggi, al 50%. Dunque, non Cdp, che altrimenti – nel caso in cui le due opzioni fossero esercitate integralmente – si ritroverebbe in minoranza col 20%. Ma nemmeno Macquarie, a meno che i due operatori riconoscessero al fondo lo stesso prezzo dell’offerta (più la compensazione per il mancato guadagno sulla parte retrocessa): un’ipotesi dell’irrealtà. Un altro rompicapo, insomma, che a logica si dovrebbe cercare di risolvere prima che l’Enel prenda una decisione sul da farsi. L’Enel peraltro ha ribadito più volte di non aver fretta, mentre il resto degli astanti intorno al tavolo invece sembra averne.

Nel frattempo, mentre il momento del confronto sulle valutazioni per l’ipotetica integrazione tra le reti di Telecom e di Open Fiber si sposta in là nel tempo, si tasta il terreno con l’Antitrust europeo. Non si è ancora svolto l’incontro tra la commissaria alla divisione concorrenza, Margrethe Vestager, e il ceo di Vodafone, Nick Read. Ma è manifesta la contrarietà della multinazionale Uk ad appoggiarsi a una rete unica integrata all’interno del gruppo dominante, tanto più in un Paese come l’Italia che ha stoppato all’origine la concorrenza delle tv via cavo.

D’altra parte Telecom non può permettersi di perdere la presa sul suo core business. Sarebbe come chiedere a Fca di trasformarsi in concessionario per mandare in porto la fusione con Peugeot. Così si spera di superare le obiezioni con una governance di garanzia e l’adozione di un modello di coinvestimento aperto. Dovesse andar male, l’alternativa stand-alone per il passaggio dal rame alla fibra è già in canna grazie all’accordo firmato a fine agosto tra Telecom e il fondo di private equity Usa Kkr.

Per il consiglio Telecom – che ieri si è riunito per fare il punto – sminare il terreno dalle incognite antitrust è comunque la precondizione per avviare qualsiasi trattativa. Intanto c’è poco da registrare: gli incontri di inizio settimana – che hanno visto gli operatori alternativi e Sky a colloquio con Cdp e Telecom prima e poi con i capi dei dicasteri – non sarebbero entrati nel merito delle questioni aperte e il secondo si sarebbe concluso con la promessa di riaggiornarsi tra un mese. Quando appunto, forse, si saprà come Enel ha intenzione di giocare la sua partita.

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