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Rete unica, dal cda Tim passo avanti verso l’ok

Ancora non c’è la chiusura del cerchio, ma sul memorandum of understanding, preliminare per iniziare i lavori che nelle intenzioni dovrebbero condurre alla società unica della rete fra Tim e Open Fiber, sarebbero stati fatti passi in avanti ieri nel corso della riunione del board dell’ex monopolista

Il tema è stato semplicemente oggetto di un’informativa, senza delibere e con nessuna comunicazione ufficiale a seguire. Ma da quel che trapela, fra le parti – Tim, Cdp, Kkr e Macquarie – si sarebbe registrata una certa convergenza che fa pensare a uno sblocco abbastanza imminente della situazione con la firma dell’MoU. Nella migliore delle ipotesi anche la prossima settimana.

Da quel momento, con la firma del memorandum, prenderebbe dunque avvio un percorso comunque per nulla facile e per niente scontato. All’interno della cornice andranno infatti trovati accordi su perimetri, valorizzazioni, governance. E lì si giocherà una partita con i giocatori che già ora si trovano impegnati su vari tavoli, con continui avvicinamenti e allontanamenti.

Un esempio sta nel dossier coinvestimento che ieri è stato al centro del Cda straordinario di Fibercop, la società partecipata da Tim (58%), Kkr (37,5%) e Fastweb (4,5%). Anche qui, a quanto ricostruito dal Sole 24 Ore, nessuna delibera, toni in qualche frangente anche accesi, ma ognuno è rimasto sulle proprie posizioni: Kkr e Fastweb contrarie a qualsiasi cosa possa ritardare il via al coinvestimento (dossier inviato il 16 maggio alla Ue) e Tim a confermare la bontà della sua scelta di chiedere una revisione dei prezzi, causa inflazione, praticati ai futuri “coinvestitori” nella rete da realizzare. Il Consiglio Agcom di lunedì 30 potrebbe però decidere di far tornare il progetto al punto di partenza della fase istruttoria, allungando i tempi. In più in Cda sarebbe stata fatta presente l’irritazione, da parte di Kkr e Fastweb, di trovarsi a discutere del tema in Cda a decisione già presa.

Insomma un altro momento di attrito con una Kkr che, dopo aver investito 1,8 miliardi in Fibercop e dopo aver registrato un nulla di fatto sulla sua volontà di lanciare un’Opa su Tim, si è messa in posizione quantomeno vigile. E che vive la sua doppia natura di venditore e compratore (si veda altro articolo in pagina).

Pur considerando questa situazione e al netto di sorprese, il nodo Kkr dovrebbe risolversi a favore del MoU, con Tim, Cdp e Macquarie già sostanzialmente allineate per arrivare a sbloccare un passaggio chiave per il progetto industriale dell’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola. La separazione della rete è centrale nel piano che è atteso alla presentazione il prossimo 7 luglio al Capital Markets Day.

Il tema della valorizzazione degli asset, come detto, è comunque questione delicata. Vivendi, primo azionista Tim, sarà evidentemente al tavolo con l’intento di ritrovare valore in quel suo investimento pagato oltre 1 euro per azione e ora iscritto a valore di carico a 0,657 euro.

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