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Rete unica, Colao in pressing «Allo studio anche un piano B»

Prosegue il pressing del governo sulle società coinvolte nel progetto della rete unica per la banda ultralarga. Dopo il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, è il titolare del ministero per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, a sottolineare i pericoli per l’impiego dei fondi del Recovery plan: «Non possiamo permetterci di stare in una situazione di attesa che rischia di condizionare i piani (e quindi i tempi) di copertura delle reti a banda ultra larga finanziati con risorse del Pnrr». Anche Colao interviene in Parlamento, in audizione congiunta presso le commissioni competenti di Camera e Senato, e ribadisce che il governo punta a implementare il Piano per la banda ultralarga in un’ottica di neutralità tecnologica, «in grado di garantire la massima copertura possibile indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, fissa o mobile». Significa usare il sistema misto fixed wireless access e il 5G dove la fibra ottica «non può arrivare o arriverebbe con tempi troppo lunghi». Il 5G, che Colao conosce come pochi altri visti i suoi trascorsi alla guida di Vodafone, viene considerato un sistema ideale per arrivare nelle aree a minore densità, anche con possibili accordi commerciali tra gli operatori per unire le frequenze. Il ministro non parla degli assetti azionari che riguardano Tim e Open Fiber né delle scelte in capo a Enel e Cdp che dovrebbero accelerare il dossier, ma evidenzia che da parte dei ministri coinvolti (oltre a lui Giorgetti e il titolare del Mef, Daniele Franco) c’è l’esigenza di una soluzione per «una rapida ripresa delle attività di cablatura e/o di copertura via radio delle zone interessate». Fa però anche un passo in più, per mettere in fretta alle parti in causa, e prospetta un vero «piano B» che si basi appunto sulle tecnologie mobili. «Lavoriamo anche a un’alternativa, un piano B – dice Colao – per spingere molto su 5G e Fwa e favorire aggregazioni di altre forme, commerciali o tecniche, che permettano di superare l’impasse».

Lo stallo secondo il governo può rendere molto complicato l’uso delle risorse del Recovery plan, legato anche a meccanismi di gara per i quali è necessario avere prima possibile certezze su un eventuale soggetto societario unico (al momento per le reti veloci tra progetti vecchi e nuovi ci sono 3,3 miliardi). La fretta, sottolinea Colao, è anche dettata dalla volontà di anticipare al 2026, anno di chiusura delle spese del Recovery plan, l’obiettivo fissato dalla Commissione europea con il “Digital compass” ovvero connettività a un gigabit al secondo per tutte le famiglie e copertura 5G in tutte le aree popolate entro il 2030. E l’Italia parte davvero dal basso, con circa 16 milioni di famiglie (il 60% del totale) che non usufruiscono di internet su rete fissa o non hanno una connessione da almeno 30 Mbit/s.

Il ministro conferma che nella stesura finale del Recovery plan dovrebbe esserci un robusto aumento della dote per la digitalizzazione, compresa la copertura delle aree più remote con il 5G. La banda ultralarga è il primo capitolo di lavoro sul piano. Gli altri riguardano un polo strategico nazionale per il cloud che razionalizzi i data center della Pubblica amministrazione, la piena interoperabilità dei dati della Pa, il rafforzamento del sistema nazionale di cybersecurity, le competenze e l’uso di internet da parte dei cittadini. Tre le «riforme» individuate: rendere la Pa più flessibile e rapida nell’acquisto di beni e servizi informatici, rafforzarne le competenze digitali, accompagnarla sul territorio con una struttura di supporto per i processi di digitalizzazione.

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