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Rete unica avanti a singhiozzo Tim: «Il progetto è realizzabile»

Il riassetto azionario di Open Fiber va al rallentatore e il progetto della “rete unica”, l’ipotizzata integrazione con l’infrastruttura di Telecom Italia oggetto un anno fa di un memorandum (disatteso) tra Cdp e Tim, sembra aver perso sponsor e smalto. Ma l’ad di Telecom Italia, Luigi Gubitosi, ha ribadito che per quanto riguarda l’incumbent «la volontà di trovare una soluzione sulla rete non è cambiata». La notizia che Enel stia per uscire dal capitale di Open Fiber – ha aggiunto – «ci convince ancora di più che il progetto sulla rete sia realizzabile».

Su Open Fiber si sta ancora discutendo di come gestire il periodo interinale dell’operazione che dovrebbe portare la spartizione della quota dell’Enel tra la Cdp, che salirebbe dal 50% al 60%, e il fondo infrastrutturale australiano Macquarie che farebbe ingresso nel capitale rilevando il restante 40%. Periodo interinale che si prospetta non breve, con il signing, che non c’è ancora stato, e il closing che dovrebbe arrivare per l’autunno quando, presumibilmente, si saprà anche come verranno gestite le aste per coprire con la banda ultralarga le aree grigie del Paese, quelle a metà tra le zone concorrenziali e le aree a fallimento di mercato, dove al privato non converrebbe investire.

«Siamo in ardente attesa della conclusione della questione Enel- Macquarie, che è una saga che diventerà di un anno il 4 settembre: almeno avremo un’unica interfaccia e speriamo avremo la possibilità di trovare soluzioni vantaggiose», ha chiosato Gubitosi. Occorrerebbe però anche convincere l’Antitrust Ue che l’unione delle due infrastrutture non comprometterebbe il quadro concorrenziale: non è scontato che gli eventuali rimedi che fossero proposti possano essere digeribili per Telecom senza danni.

Tutto ancora prematuro, comunque. Di certo anche Cdp dovrà fare i conti con una situazione che prima o poi imporrà delle scelte, essendo in procinto di diventare l’azionista di maggioranza unico di Open Fiber, ma essendo esposta anche su Telecom, di cui detiene una quota appena inferiore al 10% accumulata a prezzi ben superiori agli attuali. «Ci piace l’approccio pragmatico della Cdp, ne parleremo con loro. Abbiamo avviato discussioni con mente aperta: chiaramente ci sono vantaggi potenziali e speriamo che anche Cdp abbia questa opinione una volta che le conversazioni si chiuderanno», ha detto Gubitosi in conference. Non è la stessa cosa, ma con Cdp ci sono comunque anche altri spazi di collaborazione. «Con Cdp siamo al lavoro per collaborare alla digitalizzazione del Paese anche oltre la rete unica», ha risposto appunto Gubitosi a una domanda in call. Tra gli argomenti sul tavolo c’è anche il polo strategico del cloud.

Altro tema che ha tenuto banco nella conference call di Telecom è il disco verde dell’Antitrust all’accordo con Dazn per le partite di calcio di serie A nel triennio 2021-2024, un via libera che è arrivato dopo gli impegni presi da Telecom per superare le preoccupazioni concorrenziali e che all’inizio è stato di sostegno al titolo, salito a metà seduta fino a un massimo di 38 centesimi. Telecom ha poi chiuso la giornata in Borsa a 37 centesimi, poco variata (+0,3%) dal giorno prima. È rimasta appesa la domanda se la pura distribuzione dei contenuti sportivi di cui Dazn ha acquisito i diritti sia un’operazione redditizia. L’abbonamento a Tim vision infatti non necessariamente motiverà i clienti di altri operatori a cambiare cavallo, mentre in generale resta l’opportunità di convincere i tifosi a passare a connessioni più performanti. «Dagli abbonamenti del calcio ci saranno benefici sui ricavi, ci aspettiamo un contributo positivo all’Ebitda dal prossimo anno», si è limitato a dire Gubitosi, senza fornire cifre.

Da segnalare infine che per Noovle (cloud) e Sparkle (rete di cavi internazionale) Telecom valuterà potenziali alleanze e nuovi investitori entro fine anno.

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