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Rete unica, anche Macquarie ha fretta di chiudere il dossier

Anche Macquarie ha fretta di chiudere il dossier della rete perché se la firma definitiva sull’acquisto della quota Enel in Open Fiber arrivasse dopo il 30 giugno il fondo infrastrutturale australiano sarebbe tenuto a corrispondere al venditore interessi del 9% annuo sul corrispettivo promesso (2,65 miliardi per il 50% della società) a partire dal prossimo 1° luglio e fino al momento del closing.

La trattativa a tre tra i due azionisti di Open Fiber, Enel e Cdp, e Macquarie si è rivelata però un’impresa sufficientemente complicata. E ancora non si è allargato il tavolo al convitato di pietra, e cioè Telecom, per discutere di rete unica. Ma il Governo è in pressing e il tempo stringe. Di fatto la parola a questo punto dovrebbe passare a Cdp che, a fine febbraio, ha rinunciato a esercitare la prelazione sulla quota Enel, ma deve ancora esprimersi sul gradimento al nuovo socio.

Sebbene gli accordi tra i due azionisti paritetici di Open Fiber non prevedano termini temporali, una risposta sul gradimento nei confronti di Macquarie sarebbe attesa a breve . Se non già prima di Pasqua da parte della Cdp, per lo meno da parte della società che, dalla sua, deve valutare la “solidità finanziaria” dell’aspirante socio.

Dopodiché la strada più semplice sarebbe quella della cessione dell’intero 50% di Open Fiber detenuto dall’Enel a Macquarie che girerebbe contestualmente a Cdp, allo stesso prezzo, la quota opzionata per salire oltre il 50%, senza cioè alcun premio di maggioranza. Questa disponibilità era già stata rappresentata al precedente Governo. Ad ogni modo il fondo ha dichiarato per iscritto anche che si impegna a facilitare l’acquisto di una quota, fino al 10%, da parte di Cdp. Il nodo è il prezzo perchè nè Enel, nè Macquarie possono scendere sotto il prezzo concordato tra loro. Per aggirare l’ostacolo, l’alternativa sarebbe negoziare sulla governance. Anche qui Macquarie avrebbe confermato che è disponibile a concedere alla controparte tutte le prerogative di governance che crede. L’unica richiesta, a protezione dell’investimento, sarebbe quella dipoter esprimere il direttore finanziario, come è di prassi in questo tipo di operazioni, e come è stato concordato tra Telecom e Kkr per FiberCop, la società della rete secondaria dell’incumbent .

Per il momento però Cdp starebbe ragionando ancora su come raggiungere la maggioranza, dal momento che con un controllo paritetico 50%-50%, in linea teorica, portare avanti la fusione con la rete dell’incumbent potrebbe risultare più complicato, anche se a riguardo il fondo si proclama agnostico. Dal suo punto di vista, che è quello di un investitore finanziario (con aspettative comunque di remunerazione a due cifre), l’opportunità è quella offerta dall’esigenza di digitalizzare l’Italia. Con chi e come non è decisione che spetti agli australiani.

Certo, oggi c’è un piano industriale per Open Fiber su base stand-alone, concordato tra Enel e Cdp, che Macquarie è disposto a finanziare, mentre se si procedesse nella direzione della rete unica, attraverso l’integrazione con l’infrastruttura di Telecom, si dovrebbe condividere un altro business plan con altri interlocutori. La domanda filosofica sulla compatibilità tra investitori di diversa natura (cosa che è nei fatti) sembrerebbe essere risolta nella pratica dal fatto che Cdp e Macquarie sono insieme in cordata per Aspi e pronti a rilanciare sull’offerta autostradale.

Una risposta prima di Pasqua la vorrebbe avere anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che, come il resto del Governo, sollecita un chiarimento in tempi brevi. La tabella di marcia per la rete unica, sulla quale Telecom e Cdp si erano impegnate a fine agosto, è stata ampiamente disattesa ed è quindi logico che si voglia capire se il progetto rete unica è ancora fattibile e se sia quello giusto su cui puntare per portare al più presto la banda larga a tutto il Paese. Un chiarimento in tempi brevi, a ben guardare, è nell’interesse della stessa Cdp che, essendo esposta su Telecom ancor più che su Open Fiber, dovrebbe studiare velocemente le contromosse per togliersi dall’imbarazzo se non fosse possibile una convergenza sulla rete unica.

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