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Rete Telecom tra gli «asset difesa»

La nuova “golden share”, o più esattamente “golden power”, potrà essere esercitata anche sulla rete telefonica. Il governo tenta il blitz e la novità è che alla fine potrebbe scegliere di usare un regolamento che aggiorna il Dpcm (già vigente) in cui si elencano gli asset strategici per difesa e sicurezza nazionale: nel nuovo testo, a quanto risulta, sarebbe stato inserito proprio un riferimento al network di telecomunicazione. Il regolamento in questione attenderebbe solo il parere del Consiglio di Stato, atteso a ore, e avrebbe una corsia più veloce rispetto al decreto del presidente della Repubblica (Dpr) su energia, trasporti e comunicazioni di cui ieri è circolata una bozza. Quest’ultimo provvedimento dovrebbe comunque andare al primo consiglio dei ministri (non è ancora certa la convocazione per oggi visto l’incontro in programma tra Letta e Napolitano) e ad ogni modo viene considerato un’opzione B perché richiederebbe tempi più lunghi per il varo definitivo.
Primo intervento
Il regolamento sulla sicurezza nazionale, come detto, verrebbe integrato con il riferimento al network tlc, anche in virtù delle relazioni fornite due giorni fa dal Copasir e ieri dal Dis (Dipartimento informazioni sicurezza). Rete blindata, dunque, anche se l’impressione è che si è solo alle schermaglie iniziali.
Nel frattempo il governo ha intenzione di sondare bene le intenzioni di Telefonica e di capire se davvero la contromossa delineata da Bernabè, l’aumento di capitale, non abbia chance di coagulare in assemblea Telecom una maggioranza alternativa a quella Telco. Non è un mistero, del resto, che anche su questo punto si siano concentrati i colloqui del presidente esecutivo di Telecom Italia con il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato.
Le prossime mosse
Se tutti gli scenari tenuti sotto osservazione dovessero volgere al brutto – si ragiona in ambienti di governo – resta sempre aperta, per quanto in salita, la strada di un intervento normativo volto a separare la rete dai servizi e fissare una governance in cui il possibile azionista pubblico, Cassa depositi e prestiti, abbia una forte voce in capitolo. La prima esigenza comunque in questa fase è incontrare i vertici del gruppo spagnolo e un lavoro diplomatico è stato avviato da Antonio Catricalà. Il viceministro allo Sviluppo economico – dopo aver “accompagnato” all’ok della Conferenza unificata il decreto scavi, primo risultato importante dell’Agenda digitale – ha incontrato il presidente della Camera di commercio spagnola in Italia Félix Bonmatí al quale ha spiegato che il governo si attende da parte del numero di uno di Telefonica Cesar Alierta la richiesta di un incontro con il premier.
Il Dpr
Come detto, il testo relativo alla golden power su energia, trasporti e comunicazioni procederà comunque, ma non dovrebbe essere questa l'”arma” da usare (eventualmente) nel caso Telecom-Telefonica. La sua emanazione, arrivati a questo punto, è tuttavia ritenuta prioritaria, dopo lunghi mesi di ritardo accumulati durante il governo Monti per il rimpallo del testo tra gli uffici dell’Economia e dello Sviluppo economico. Oltretutto, in questo momento, l’Italia è “scoperta”: nelle more dell’approvazione definitiva del Dpr non valgono le vecchie norme che erano state contestate dalla Ue. In sostanza, al momento, non ci sarebbe alcuno scudo attivabile su settori come le reti elettriche, i gasdotti, i porti, gli aeroporti di interesse nazionale,e la rete ferroviaria di rilevanza trans-europea.
Il testo spiega che le esclusioni previste per le operazioni infragruppo non si applicano in caso di minaccia di pregiudizio per gli interessi pubblici relativi a sicurezza e funzionamento delle reti. L’articolo 3 entra nel dettaglio delle tlc. Vengono considerati strategici per l’esercizio dei poteri speciali «le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale». Sono inclusi i collegamenti a uso esclusivo della Rete Interpolizia per Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e ministero della Difesa. Ma soprattutto, il Dpr estende lo scudo «alla rete di accesso alla rete telefonica pubblica in postazione fissa anche nel caso di connessioni stabilite mediante servizi di accesso disaggregato all’ingrosso, condiviso o Wrl, in rame e fibra».

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