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«Rete Telecom, le nozze si fanno in due»

Mesi e mesi di procedura di vendita hanno prodotto finora il topolino di due offerte per Ti media. L’una, necessariamente finanziaria come ci si può aspettare da operatori di private equity, è quella di Clessidra insieme al fondo Equinox che avrebbero valutato il pacchetto, La 7 e l’operatore di rete di Ti broadcasting, intorno ai 300 milioni. L’altra quella di Cairo, meno di cento milioni solo per l’emittente tv, che ha però il “vizio” di essere formulata dall’editore che già raccoglie la pubblicità per La 7 con un contratto che ha attirato le perplessità degli altri contendenti. In tempo per il consiglio Telecom di giovedì dovrebbero arrivare anche le altre due proposte di H3g e di Discovery Channel.
La cessione di Ti media era l’ultima operazione straordinaria sulla quale il gruppo contava quest’anno per centrare l’obiettivo del debito. E faceva parte degli impegni presi di restringere al core business il perimetro di attività. Ma a settembre il presidente esecutivo Franco Bernabè aveva avvertito che Telecom non avrebbe venduto a qualsiasi prezzo e che comunque avrebbe fatto attenzione a preservare il patrimonio di indipendenza e professionalità costruito nella più piccola delle tv nazionali. Rispondono ai criteri le offerte pervenute? Non sembrerebbe. A prescindere dal disegno industriale, le cifre finora circolate (si riferiscono all’enterprise value, equity più debito) per l’acquisizione del controllo sono di molto inferiori a quello che la Borsa valuta la società dall’ottica della minoranza.
Toccherà comunque al consiglio valutare se accettare o meno l’idea di una dismissione a qualsiasi prezzo, pur di sbarazzarsi di un’attività che finora ha assorbito cassa, come pure, con lo stesso percorso di scenari alternativi aperti, deliberare su questioni anche più strategiche per il futuro del gruppo. In primis l’assetto della rete d’accesso. Per ottenere i benefici regolamentari promessi dalla Ue, ormai è chiaro, basterebbe anche limitarsi a una modifica di Open Access, senza imbarcarsi in operazioni più dispendiose. Se si deciderà di procedere invece con lo scorporo della rete, lo si farà solo alla luce di un accordo con la Cdp.
Alla vigilia degli appuntamenti Telecom – oggi si comincia con i comitati, domani si prosegue con il consiglio – il presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, ha riaffermato la disponibilità a essere della partita, ma ha rimandato la palla a Telecom, cui spetta decidere sul destino del suo asset materiale più importante. «I matrimoni richiedono il consenso di entrambi», ha chiosato Bassanini. «Con Telecom è stato avviato un confronto», coperto dall’impegno alla riservatezza, ma «Cdp per missione è al servizio dell’economia del Paese, con un’attenzione prioritaria al finanziamento dell’infrastrutturazione del Paese». Per Bassanini una rete di nuova generazione «è possibile solo se c’é un’intesa tra gli operatori di rete e gli investitori finanziari di lungo termine. Se l’infrastruttura è unica e rappresenta il 100% del mercato l’investimento si può fare».
«È una decisione che spetta a Telecom, l’Autorità non vuole intromettersi», ha tagliato corto Antonio Preto, uno dei commissari Agcom, che però ha aggiunto: «La rete è un’infrastruttura strategica ed è quindi determinante che Cdp giochi un ruolo nel suo sviluppo». Preto ha osservato che lo scorporo potrebbe rappresentare la soluzione ideale per raggiungere l’equivalence of input, ma che lo stesso risultato si potrebbe ottenere uniformando il servizio wholesale, facendo evolvere in pratica l’organizzazione di Open Access.

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