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Una rete per Stati e banche, ecco come funzionerà

Il Mes entrerà con un nuovo ruolo chiave nel processo europeo di unione bancaria, rendendo il sistema più resiliente alle crisi fornendo un backstop al meccanismo di risoluzione. Modernizzerà i suoi strumenti (la linea precauzionale Pccl mentre quella pandemica resta intatta così com’è) ed espanderà le sue procedure (lavorando al fianco della Commissione europea) per meglio assolvere il suo vecchio compito, quello di sostenere con aiuti finanziari esterni gli Stati dell’area dell’euro che si trovano in difficoltà, più o meno gravi: i Paesi che sono in salute ma entrano in crisi per uno shock esterno, oppure quelli schiacciati dai problemi interni e per i quali è inevitabile un aggiustamento macroeconomico.

Sono questi i principali obiettivi centrati con la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (inizialmente Efsf poi Esm), l’istituzione intergovernativa che nella grande crisi del 2010-2012 ha aiutato finanziariamente Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Spagna, finiti sull’orlo del baratro della bancarotta: un intervento che fortificò l’euro e l’Eurozona.

La riforma del Mes è cementata da un accordo politico raggiunto a livello di Eurogruppo, che sarà confermato dai capi di Stato e di governo la prossima settimana e a seguire dalla ratifica dei parlamenti nazionali.

La novità principale della riforma del Mes riguarda il sistema bancario europeo e il meccanismo della risoluzione: il Mes darà un backstop, una rete di sicurezza finale da 50 miliardi in sù. Come avviene già negli Usa, anche l’Europa si è dotata di un paracadute che in caso di necessità aumenta in extremis la dote finanziaria a disposizione nelle risoluzioni nel settore bancario. Il Mes infatti con questa riforma viene messo in grado di estendere al Single Resolution Board dunque al Single Resolution Fund (fondo di risoluzione finanziato dalle banche) una speciale linea di credito, nel caso in cui le risorse del SRF non siano sufficienti a gestire un caso di risoluzione. Sebbene un SRF senza fondi sia un’ipotesi altamente improbabile, rafforzare il sistema in senso lato non guasta, tranquillizza mercati e depositanti. Nel concreto la riforma consente al Mes di mettere a disposizione la linea di credito al SRF a partire dal gennaio 2022 (due anni in anticipo rispetto alla prima versione della riforma): la dimensione del backstop allora sarà pari a quanto si troverà nel gennaio 2022 nelle casse del SRF alimentate dalle banche, ovvero 50-52 miliardi circa. A regime, alla fine del periodo transitorio che parte dal gennaio 2022 e termina nel dicembre 2023, il SRF avrà di suo una dote pari all’1% dei depositi bancari nell’area dell’euro, ammontare stimato attorno ai 68 miliardi: il backstop Mes a regime sarà di pari importo. Nel caso in cui il SRF dovesse ricorrere al backstop, l’importo preso in prestito dal Mes dovrà essere restituito con i contributi delle banche entro tre o cinque anni. Questo nuovo ruolo del Mes (che contestualmente cancella lo strumento della ricapitalizzazione diretta delle banche finora nella cassetta degli attrezzi) è un altro importante pilastro dell’Unione bancaria che spiana la strada al raggiungimento di un accordo sulla garanzia unica europea per i depositi.Il backstop tra l’altro non coinvolge i contribuenti, non è un sussidio nè un aiuto di Stato: è un prestito con risorse raccolte con emissioni di Esm bond e bill sul mercato.

La riforma del Mes va oltre: la linea precauzionale PCCL diventa molto diversa da quella più pesante ECCL (quest’ultima è precondizione per la decisione della Bce di attivare le OMT). La linea PCCL sarà in futuro più snella, più facile da attivare, più efficace, verrà messa a disposizione degli Stati colpiti da shock esterni che non hanno problemi pregressi di sostenibilità dei conti. Avrà requisiti di accesso più trasparenti, non imporrà un “memorandum of understanding” ex-ante nè condizionalità ex-post.

Infine il Meccanismo di stabilità svolgerà in futuro un nuovo ruolo, al fianco della Commissione europea, nel monitorare in maniera preventiva la sostenibilità dei debiti pubblici e dei conti pubblici degli Stati dell’area dell’euro. Questo monitoraggio consentirà a Mes e Commissione Ue di trovarsi pronti, documentati al massimo con le informazioni necessarie, nel caso in cui un Paese decida di chiedere aiuto.

Quel che invece non cambierà al Mes, post-riforma, è l’attitudine di questa istituzione nei confronti degli aiuti finanziari esterni: in definitiva, è meglio non darli, si pensa al Mes, averli nel cassetto per rafforzare la solidità e la solidarietà del sistema, ma è auspicabile che non si arrivi al punto in cui uno Stato ne abbia effettivamente bisogno. Il Mes resta fedele alla sua mission iniziale: “rompere il vetro, in caso di emergenza”.

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