Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Rete 5G, l’Italia alza le barriere per bloccare gli accordi con Huawei

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confronti dell’ “invadenza” del colosso cinese Huawei che produce le tecnologie indispensabili per lo sviluppo del 5G, la nuova rete ultraveloce per le comunicazioni su Internet. È questa la linea concordata dal governo durante il vertice di ieri sera tra il premier Conte, i capidelegazione della maggioranza e una decina di ministri tra i quali Gualtieri (Economia), Patuanelli (Sviluppo), Amendola (Affari europei).
«Appare assolutamente prioritario perseguire una strategia di indipendenza tecnologica nell’ambito dell’Unione europea», hanno fatto sapere fonti di Palazzo Chigi. Anche perché, sottolineano sempre gli stessi ambienti, è condivisa all’interno del governo la «piena consapevolezza dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie» e della «necessità di rafforzare il livello di protezione ». Mentre altri ambienti dell’esecutivo fanno sapere che nei confronti delle società italiane di telecomunicazione che hanno piani di collaborazione con Huawei il Consiglio dei ministri sarebbe pronto ad attivare il golden power, cioè lo strumento speciale di intervento e veto sulla governance societaria su attività di rilevanza strategica e attinenti alla sicurezza nazionale.
L’allineamento sul tema del 5G – si parla di «valutazione condivisa» dell’esecutivo – arriva in vista di una scadenza di alto valore geopolitico: l’arrivo a Roma, martedì prossimo, del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, braccio armato della strategia di Trump di pressing nei confronti di Pechino: è noto infatti che l’implementazione delle reti 5G passa per l’acquisizione di tecnologie, che vanno dalle stazioni radio alle antenne, prodotte dal colosso cinese Huawei. È noto anche che gli Usa accusano da tempo la Huawei di costituire la «quinta colonna» informatica dello spionaggio cinese e dunque la ostacolano con ogni mezzo. Già molti paesi europei hanno attivato il freno a mano nei confronti di Huawei: a cominciare da Francia e Spagna seguite da forte cautela anche in Germania, mentre la Gran Bretagna è per l’ostracismo totale con il no di Boris Johnson.
L’Italia attende dunque gli Usa in riga con l’Europa. E prepara la presentazione del proprio pacchetto di sicurezza informatica in vista della scadenza del 1° ottobre quando Roma dovrà comunicare a Bruxelles il proprio piano per il cosiddetto “tool box” volto a garantire la sicurezza sulla rete di quinta generazione a livello continentale. L’Italia, dove il Copasir ha più volte sollevato il tema della cybersecurity, ha già fatto due mosse, trasformate in legge: la prima è l’adozione del golden power sulle società di telecomunicazioni che consente al governo un potere di veto sulla governance delle società quando è in ballo la sicurezza nazionale; la seconda è la creazione di un comitato per la sicurezza informatica (il Cvnc, Centri di valutazione e certificazione nazionale) con circa 70 tecnici. Norme che, spiega il governo, già «garantiscono standard di sicurezza elevati».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Come se fossimo tornati indietro di sei mesi, il governo si divide tra chi vuole subito misure anti-...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Arriva la firma del premier Conte al decreto di Palazzo Chigi che autorizza la scissione degli 8,1 m...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Doppia proroga della cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 per assicurare la copertura fino ...

Oggi sulla stampa