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Restyling per le poste in valuta

Ai fini della conversione di attività e passività in valuta estera bisogna distinguerle a seconda che abbiano o meno, come conseguenza, il pagamento di somme di denaro. È questo il passaggio chiave, peraltro in linea con le previsioni contenute nel vigente Ias 21, che caratterizza la bozza di restyling del principio contabile nazionale n. 26, dedicato alle operazioni non espresse in Euro, pubblicata ieri dall’Organismo italiano di contabilità.

Alla base della scelta dello standard setter un’interpretazione logico-sistemica del n. 8-bis dell’art. 2426 c.c., introdotto con la riforma del diritto societario. Il legislatore sembra infatti distinguere, a una prima lettura formale, fra poste circolanti (primo periodo) e immobilizzate (secondo periodo); tale soluzione deve essere invece interpretata alla luce, come evidenziato anche dalla relazione di accompagnamento alla novella del 2003, della sostanza economica del fenomeno nonché della prassi contabile internazionale.

Le poste monetarie, ossia le attività e passività che comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare somme di denaro in valuta determinati o determinabili, sono iscritte al cambio corrente alla data di chiusura dell’esercizio. Per i crediti (sia nell’immobilizzato che nel circolante), i debiti, le disponibilità liquide, i ratei attivi e passivi e i titoli di debito (sia nell’immobilizzato che nel circolante) sarà inoltre necessario distinguere, in conto economico, la dinamica da componente valutativa rispetto a quella imputabile alla mera variazione del rapporto di cambio.

Per le attività e passività che non comportano il diritto a incassare o l’obbligo di pagare somme di denaro in valuta determinati o determinabili, ossia le poste non monetarie, la dinamica del rapporto di cambio concorrerà, iscrizione iniziale a parte (al tasso in essere al momento dell’acquisto), unicamente all’apprezzamento del loro valore recuperabile in sede di valutazione di bilancio. Per immobilizzazioni materiali e immateriali, partecipazioni e altri titoli similari, rimanenze, anticipi per acquisto o vendita di beni e servizi, risconti attivi e passivi non sarà necessario distinguere, qualora il costo originario non possa più essere mantenuto, la rettifica di valore imputabile alle differenze di cambio.

La distinzione fra poste monetarie e non monetarie esplica i suoi effetti sui lavori in corso su ordinazione in funzione del criterio di valutazione adottato: nel caso della commessa completata saranno rilevati costi da rinviare ossia valori assimilabili al magazzino e quindi, quale posta non monetaria, iscritti al relativo cambio storico; se si adotta, invece, il criterio della percentuale di completamento si rileverà una somma simile a un credito, ossia di natura monetaria, da convertire al cambio corrente alla data di chiusura dell’esercizio.

La bozza del nuovo Oic 26 non tratta della contabilizzazione degli strumenti finanziari derivati in valuta né della traduzione in euro dei bilanci di società consolidate o valutate con il metodo del patrimonio netto: il documento rinvia, infatti, agli Oic 3 e 17.

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