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Restituzione bonus , ecco chi e perché

Il punto è il rispetto dei requisiti di legge. Il bonus istituito dal governo Renzi e identificato in busta paga come “credito Dl 66/2014” – consiste in 80 euro erogati ogni mese dal maggio di due anni fa ai lavoratori dipendenti capienti, ovvero con redditi lordi annui da 8 mila a 26 mila euro (ma con décalage, dunque non pieno, da 24 mila a 26 mila). Chi è fuori da questo limite non può averne diritto. E se incassato, deve restituirlo. Ma allora perché erogarlo per poi richiederlo indietro?
Perché il sostituto d’imposta – ovvero il datore di lavoro che compila i cedolini non sa quale sia il reddito complessivo annuo del dipendente. E dunque assegna gli 80 euro in base al monte salario da lui conosciuto. Quando però il contribuente compila il 730 emergono i nodi: reddito troppo alto o troppo basso. Si verifica il primo caso quando vi sono altri redditi oltre a quello da lavoro dipendente: una casa affittata, i diritti d’autore, i dividendi. O più semplicemente diversi contratti stipulati nei dodici mesi o ancora una promozione in coda d’anno che alza la soglia di reddito sopra i 26 mila euro. Si ricade nel secondo caso (redditi troppo bassi) – forse il più spiacevole quando da capienti si diventa incapienti, dunque con reddito sotto gli 8 mila euro (esentasse per legge, perché le detrazioni assorbono l’imposta lorda). È capitato a poco più di 341 mila contribuenti che si son visti detrarre 55 milioni: da capienti si sono “scoperti” incapienti, dunque bonus non dovuto. Quasi una beffa.
«Durante l’anno, io datore, do gli 80 euro perché non so se alla fine dell’anno quel lavoratore supererà o meno gli 8 mila euro di reddito complessivo», spiega Raffaello Lupi, docente di diritto tributario. «Se poi viene fuori che il suo reddito è molto basso, dunque incapiente, deve restituire». Anche i “ricchi”, come ovvio, hanno dovuto rispettare la regola del reddito complessivo. Non stupisce ad esempio che 64 mila italiani con guadagni da 50 a 100 mila euro abbiano ridato 26 milioni. O i 2 milioni “rimborsati” da altri 5 mila fortunati che viaggiano sopra i 100 mila euro. Tra loro, anche 131 benestanti quotati oltre i 300 mila euro. Evidentemente al contrattino da lavoratore dipendente hanno affiancato ben più congrue entrate.
Si poteva fare altrimenti, per evitare l’effetto illusione-delusione? «Forse no, a meno di rinunciare al frazionamento mensile ed erogare tutto il bonus insieme, in sede di 730», azzarda Lupi. Ma così non è stato, anche per un legittimo dividendo politico. C’è poi da dire che la stragrande maggioranza dei destinatari degli 80 euro nel 2014 – 11 milioni e 300 mila lavoratori, per una spesa pubblica di 6 miliardi – non ha dovuto compensare, né in eccesso né in difetto.

Valentina Conte

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