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«Resteremo soci stabili di Intesa Vendita di quote? Nessuna fretta»

Francesco Profumo, 63 anni, è dall’altro ieri presidente della Compagnia di San Paolo ed ex presidente di Iren, la società dell’energia delle medio-grandi città del Nord Italia. Il passaggio da un incarico all’altro è arrivato nel giro di poche ore ma Profumo, accademico ed ex rettore del Politecnico di Torino, ex ministro dell’Istruzione nel governo di Mario Monti, sembra aver già riflettuto alla direzione che vuole imprimere alla Compagnia di San Paolo. «Oggi siamo un soggetto che può contribuire più di altri a rilanciare su nuove basi un processo di sviluppo a Torino, in Piemonte e in tutta l’area del Nordovest», dice.

L’accordo fra il ministero dell’Economia e le fondazioni indica che queste ultime dovranno cedere quote delle banche, se sono sopra certe soglie di patrimonio. Lo farete?

«La Compagnia gode di una situazione positiva, perché oggi è il maggiore azionista di Intesa Sanpaolo, l’istituto italiano più solido in termini di patrimonializzazione. Non a caso, la banca ha appena espresso risultati apprezzati dal mercato, con l’impegno a garantire importanti flussi di dividendi anche quest’anno. È un segno che le scelte fatte nel recente passato dalla Compagnia siano state corrette. Naturalmente l’accordo fra governo e fondazioni resta, ma non ci dà scadenze stringenti».

Può essere più preciso?

«I prossimi 24 mesi vedranno un rotazione significativa del nostro patrimonio finanziario, con la cessione di quote cospicue della partecipazione in Intesa Sanpaolo. È la conseguenza implicita dell’accordo fra ministero e fondazioni, che fissa una scadenza nella primavera del 2018 per ridurre la concentrazione di investimenti degli enti. Ma oggi siamo in attesa, viste anche le valutazioni delle banche sul mercato. Poi in futuro l’accordo dovrà essere rispettato, a meno che non venga cambiato».

Come nuovo presidente lei troverà un investimento di cento milioni in Atlante, il fondo salva banche. Che ne pensa?

«Che la Compagnia ha fatto bene a farlo, siamo la fondazione più impegnata insieme a Cariplo. È stata una buona idea nell’ottica che è tipicamente la nostra, quella dell’investitore paziente. Abbiamo fatto la nostra parte».

Se emergesse che Atlante ha bisogno di nuovi contributi, ci sarete?

«Mi sembra un po’ preliminare parlarne oggi, non siamo a questo punto. Se dovesse essere sul tavolo in funzione di quello che avverrà, ragioneremo rispetto alle condizioni date in quel momento».

Quali sono i suoi progetti per la Compagnia?

«Abbiamo un’importante finestra di opportunità. Prendo in consegna una macchina operativa rodata e conti eccellenti. L’attenta gestione dei conti ci ha permesso di accumulare una riserva strategica di fondi per le attività istituzionali e anche un fondo di stabilizzazione delle erogazioni costantemente alimentato e mai utilizzato nemmeno negli anni peggiori. Alla fine del 2015 questo fondo ha raggiunto la consistenza di 290 milioni di euro».

Dunque che obiettivi si pone?

«Ci sono condizioni ottimali per avviare un nuovo ciclo di programmazione strategica, nel quale penso di poter portare in campo competenze e reti di relazioni che possono ulteriormente arricchire il profilo dell’ente. Possiamo diventare il fulcro di una politica innovativa di sviluppo locale, con asse sui nuovi paradigmi tecnologici. Dovremo dialogare e collegarci con le politiche pubbliche, con autorevolezza e anche con un po’ di creatività. La nostra area del Paese ne ha bisogno».

Vuole dire che l’interazione con le autorità locali nel Nordovest non funziona?

«No, voglio dire che la conseguenze della crisi in questa parte d’Italia non sono affatto alle spalle. Non possono esserlo. Siamo ancora al di sotto delle esigenze di rilancio di un sistema territoriale che ha sofferto la crisi più di altri. E più di altri ha bisogno di ripensare radicalmente le sue traiettorie di sviluppo».

Lei ha appena lasciato la presidenza di Iren. Il suo bilancio?

«Sono molto soddisfatto di quanto è stato fatto in questi tre anni, come mostrano i risultati economici e anche i dati del bilancio di sostenibilità appena approvato. All’inizio del mio mandato Iren era già un’eccellenza nazionale, ma mi ero posto l’obiettivo di farne un’azienda di visione europea, capace di confrontarsi con le migliori società multiservizio del vecchio continente. E in questi anni la società è cresciuta, molto».

Vuole dire, tramite acquisizioni?

«Sì, ma anche grazie all’innovazione, all’attenzione dimostrata per il territorio e i clienti, alla razionalizzazione organizzativa e all’uso sempre maggiore delle tecnologie dell’informazione».

Federico Fubini

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