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Restare liquidi aspettando il dopo elezioni

La campagna elettorale italiana si è aperta in modo brusco e i mercati non hanno gradito molto. Ma non hanno nemmeno cambiato idea sul fatto che l’Italia merita una certa dose di credibilità. È bastata una settimana (vedi grafico) perché lo spread tra i titoli decennali del nostro Paese e della Germania tornasse, più o meno, dove era il giorno prima delle dimissioni annunciate del governo guidato da Mario Monti. Un rientro dovuto probabilmente al fatto che l’incertezza generale — candidature e schieramenti sono tuttora in progress — è stata «scontata» dai prezzi. E adesso chi li fa, ovvero il mercato, aspetta l’evolversi delle faccende nazionali ed europee. Perché piaccia o no, nel Vecchio Continente il fattore Europa è un ospite fisso e importante delle consultazioni politiche dei singoli Stati. Ben più di quanto non accadesse qualche anno fa.
Scenari
Che cosa succederà in questi pochi mesi che ci separano dalle urne? Che cosa è meglio fare per il proprio portafoglio? Alla prima domanda c’è una sola risposta certa: sia per i titoli di Stato che per la Borsa l’inverno sarà una stagione ad alta volatilità. Questo significa che, a seconda delle interpretazioni che verranno date ai toni e ai contenuti della campagna elettorale, le quotazioni andranno in altalena. Una situazione non piacevole, soprattutto per chi non ama il rischio, a cui però è difficile sottrarsi.
Che cosa è meglio fare? Chi avesse scommesso sull’Italia a fine novembre 2011, ha portato a casa guadagni interessanti. E margini di miglioramento — una volta conclusa la parentesi elettorale — sono ancora possibili. Se vi convince l’idea che qualunque schieramento vinca non potrà far altro che proseguire sulla strada del risanamento, non resta che aspettare la fine dell’incertezza elettorale, ignorando i su e giù dei prezzi. Chi invece non si sente in questo stato d’animo attendista, e prudentemente ottimista, può scegliere la strada della liquidità. Parcheggiare tutto utilizzando strumenti di breve e brevissimo termine. Senza prendere impegni più lunghi di tre/sei mesi. Poi si vedrà.
Mix
In queste due pagine CorrierEconomia offre un quadro delle possibilità per chi desidera percorrere la strada del «si vedrà». Il problema è che sulle scadenze brevi i tassi si sono molto normalizzati e quindi non impegnarsi e stare al riparo dall’inflazione (2,5% su base annua, ultimo dato) non è semplicissimo. I Bot corti rendono ben meno dell’1% in compagnia dei pronti contro termine, che si sono già adeguati.
Resistono a tassi interessanti, al 3% e anche di più su base annua, ma con la possibilità di vincolare per soli tre o sei mesi, le offerte delle banche sempre a caccia di soldi freschi. Prima di scegliere, soprattutto se il vincolo è breve, bisogna capire bene quanto si porta a casa. Per chi invece è in cerca di qualcosa di più strutturato, ci sono un paio di ricette per investire con un orizzonte temporale breve. Utilizzando i Btp più corti, che rendono molto poco, e un pugno di titoli lunghi e di Btp Italia, che possono dare un po’ di abbrivio al rendimento e raggiungere l’obiettivo minimo della protezione del capitale.

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