Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Resta il nodo dell’uso privato nelle aziende individuali

Nonostante le “attenuazioni” della circolare n. 36/E di ieri, le misure relative ai beni concessi ai soci e ai familiari non possono trovare applicazione quando è lo stesso imprenditore individuale che utilizza per fini personali i beni della propria impresa.
Con la manovra di Ferragosto 2011, è stato stabilito che le spese e i costi relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento ai soci o ai familiari dell’imprenditore non sono ammessi in deduzione se il corrispettivo pagato per tale uso risulta inferiore al valore normale del diritto di godimento degli stessi beni.
Parallelamente, l’utilizzo di questi ultimi realizza un reddito diverso per l’utilizzatore socio o familiare, sempre quando il corrispettivo pagato dal socio o dal familiare risulta inferiore al valore normale del diritto di godimento. Il reddito diverso risulta costituito dalla differenza tra il valore normale del diritto di godimento e l’eventuale corrispettivo corrisposto.
La norma si rivolge sicuramente ai casi in cui la società dà in godimento i beni dell’impresa ai propri soci e ai familiari di questi e al caso in cui l’imprenditore individuale concede l’utilizzo dei beni aziendali ai propri familiari. Deve esistere quindi un rapporto di “terzietà” tra il soggetto che concede il bene e l’utilizzatore.
Nessuna norma invece parla dell’utilizzo del bene da parte dell’imprenditore individuale per esigenze extra imprenditoriali. Anche perché la norma parla di “corrispettivo” per l’utilizzo dei beni, da confrontare con il valore normale del diritto di godimento, ed è indubbio che non vi può essere alcun corrispettivo quando la manifestazione economica riguarda lo stesso soggetto. Evidentemente, corrispettivo vi può essere quando si è in presenza di due soggetti distinti.
La sorpresa è venuta, invece, dalla circolare 24/E/2012, del 15 giugno scorso, documento nel quale è stato affermato che la disposizione sull’utilizzo dei beni dell’impresa da parte dei soci e dei familiari dell’imprenditore riguarda anche il caso in cui l’imprenditore individuale utilizza nella sua sfera privata beni della stessa impresa.
La circolare di ieri ridimensiona il problema, però solo sotto un profilo quantitativo (si veda l’articolo in apertura di pagina). Tuttavia, l’amministrazione avrebbe dovuto avere il coraggio di rettificare un concetto assolutamente sbagliato.
Errato perché non c’è – come si è rilevato – alcuna norma che lo prevede, ma anche perché vi sono già due “presidi” nel Tuir che disciplinano una tale ipotesi. Se un bene dell’impresa individuale viene utilizzato per finalità personali dell’imprenditore individuale vi è già il principio di inerenza – principio sovraordinato alla struttura del reddito d’impresa – che nega la deduzione delle spese e dei costi quando questi non risultano “collegati” all’attività d’impresa.
Secondariamente, se un bene viene utilizzato al di fuori dell’attività dell’impresa, si realizza un’ipotesi di autoconsumo, anch’essa disciplinata dal Tuir.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il Covid-19 danneggia maggiormente le piccole imprese, anche se le misure di sostegno del governo ha...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ci vuole una legge per il passaporto sanitario antiCovid. Si tratta di una restrizione alla libertà...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Banca Farmafactoring e Depobank hanno perfezionato il closing dell'operazione di acquisizione e succ...

Oggi sulla stampa