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Responsabilità toghe, sì alla legge

«Un passaggio storico»: così dice il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla vigilia del voto finale sulla responsabilità civile dei magistrati, giunto a tarda notte nell’aula della Camera, che ha approvato il testo del Senato senza modifiche (265 sì da Pd e centristi, 51 no da M5S e 63 astenuti da Forza Italia e Sel). «Anni di rinvii e polemiche, ma oggi la responsabilità civile dei magistrati è legge!», scrive su Twitter Matteo Renzi. Tutti gli emendamenti sono stati respinti, come chiedeva il governo «per mantenere – ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa – l’equilibrio del testo uscito dal Senato, in cui non c’è alcuna volontà punitiva verso i magistrati». E mentre Orlando, in un’intervista al Foglio spiega che con la riforma «molti cittadini potranno avere giustizia quando nei loro confronti la giustizia è stata ingiusta» e alla Camera «rifiuta che la legge sia sventolata come ipotesi di intimidazione», l’Anm parla di «un pessimo segnale» e di una «legge contro i magistrati». E l’ala dura dell’Anm – Magistratura indipendente (che ha come riferimento l’altro sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri) rimasta in minoranza sulla proposta di sciopero – chiede un’Assemblea straordinaria per adottare iniziative di protesta – non escluso lo sciopero – contro la riforma, giudicando «deludenti» le decisioni prese domenica dall’Anm, cioè una mobilitazione permanente della categoria con una serie di iniziative e denunce.
L’Anm critica in particolare due punti, gli stessi segnalati dal Csm, come ha ricordato ieri il vicepresidente Giovanni Legnini: l’abolizione del filtro di ammissibilità dei ricorsi dei cittadini (c’è il rischio di inondare gli uffici con ricorsi strumentali e intimidatori); l’introduzione, tra le cause di responsabilità, del «travisamento del fatto e delle prove» (c’è il rischio di sindacare l’attività interpretativa del magistrato). La Camera ha però confermato entrambe le norme anche se la presidente della commissione Giustizia Donatella Ferranti (Pd) ha gettato acqua sul fuoco: «Nella relazione al testo abbiamo chiarito, sulla base di un’interpretazione costituzionalmente orientata, che in caso di travisamento del fatto il danno c’è solo quando il travisamento sia macroscopico, evidente e non richieda approfondimenti». Quanto al filtro, «è nell’interesse dello Stato avviare un monitoraggio durante l’applicazione della legge, visto che i ricorsi saranno presentati alla presidenza del Consiglio». Peraltro, se i magistrati restano sul piede di guerra, gli avvocati penalisti hanno chiesto di non fare retromarce e di approvare subito la riforma perché rappresenta «il livello minimo di tutela del cittadino» e per «scongiurare che l’Ue infligga all’Italia una sanzione che, a fine febbraio, ammonterebbe a oltre 40 milioni di euro».
Finora la responsabilità civile è stata disciplinata dalla legge Vassalli, approvata nel 1988 dopo l’esito positivo del referendum sulla cosiddetta «giustizia giusta». Nel 2006, e poi nel 2011, la Corte di giustizia europea ha condannato l’Italia ritenendo che in due punti la legge non fosse in linea con il diritto comunitario e quindi dovesse essere adeguata. Visto il ritardo nell’adempimento, la Commissione Ue ha aperto una procedura di infrazione, il cui termine scade appunto a fine febbraio. L’input europeo è stato l’occasione per fare un «tagliando» all’intera legge (sebbene l’Ue non ce lo chiedesse).
Ma pur essendo stata appena approvata, già si parla di possibili modifiche. «Valuteremo con laicità gli effetti della riforma e siamo disponibili a guardare concretamente e semmai a correggere alcuni punti segnalati» ha detto in serata Orlando «per respingere e contrastare i toni apocalittici. Ma ritengo che sarà sufficiente la giurisprudenza a chiarire che molti dei pericoli paventati non hanno riscontro». Poiché la riforma non ha toccato (come avrebbero voluto la Lega e il centrodestra) il principio della responsabilità indiretta del magistrato, il cittadino che riterrà di aver subito un danno per dolo o colpa grave potrà citare in giudizio lo Stato (presidenza del Consiglio) che ha l’obbligo, entro due anni dalla condanna, di rivalersi nei confronti del giudice, interamente se vi è stato dolo, fino alla metà di un’annualità di stipendio se invece vi è stata «negligenza inescusabile».

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