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Responsabilità sociale più ampia

di Alessandro Galimberti

La responsabilità per danno degli amministratori di Spa nei confronti della società stessa non viene meno se mancano deleghe operative specifiche a capo di alcuni degli "indiziati" di cattiva gestione. La Prima sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza 9384/11, depositata ieri), confermando la rivalsa di una società di assicurazioni sui propri ex amministratori, allarga il campo dei doveri del board delle società di capitale. A rispondere degli atti di amministrazione pregiudizievoli – e che hanno dato luogo a un danno per l'impresa – sono tutti i componenti dell'organo di amministrazione, a eccezione di quelli che avevano fatto annotare nel libro delle adunanze il proprio dissenso.

Il caso analizzato dalla Prima sezione risaliva agli anni '80 – quindi sotto la previgente formulazione dell'articolo 2392 del codice civile, rivisto con il Dlgs 6/2003 – e riguardava una compagnia di assicurazioni (Alpi) multata dall'Isvap per aver esercitato un ramo non autorizzato di attività. La sanzione era stata poi confermata – anche se ridotta – dal pretore di Milano nel 1994, e sopravvissuta con alcune modifiche al passaggio in Appello, dieci anni più tardi. A impugnare l'ultimo provvedimento è stato un amministratore pro-tempore, che si era visto coinvolto anche se «sprovvisto di qualsiasi delega» e quindi in forza di «violazioni ricollegabili a comportamenti tenuti da altri amministratori». Inoltre, secondo il ricorrente, la Corte non aveva considerato la brevità del periodo di copertura della carica, presupposto della responsabilità patrimoniale verso l'impresa, e neppure la circostanza che lo stesso istituto di vigilanza avesse ridotto di molto la sanzione nei suoi confronti. Infine, secondo l'amministratore, non era stata fornita la prova dell'apporto fornito alla verifica dell'evento dannoso.

La Prima sezione civile ha in primo luogo avallato l'affermazione di responsabilità "collettiva" dell'organo di amministrazione, poiché «l'esercizio dell'attività assicurativa in un ramo non autorizzato, accertato nel giudizio di opposizione alla sanzione amministrativa (davanti al pretore, ndr) costituisce indubbiamente un'evidente violazione di legge connessa agli obblighi gestori degli amministratori di una compagnia di assicurazione». Anche perchè il loro ruolo non è solo quello di «costituire l'organo cui è demandata l'esecuzione delle delibere dell'assemblea, ma svolgono anche una funzione propositiva dell'attività di quest'ultima, oltre ad avere la gestione dell'attività sociale e a poter compiere, nello svolgimento della stessa, tutte le operazioni che rientrano nell'oggetto della società». Quindi, è la stessa centralità del ruolo degli amministratori a rendere imputabile gli illeciti societari, non essendo immaginabile che una deviazione simile a quella dei fatti di causa sia potuta avvenire «senza l'apporto o comunque al di fuori del controllo dell'organo cui compete la gestione dell'attività sociale.

Quanto invece alla prova della responsabilità sui due versanti, secondo la Cassazione «la società ha l'onere di provare soltanto la sussistenza delle violazioni e il nesso di casualità fra le stesse e il danno verificatosi» mentre «incombe sugli amministratori l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del fatto dannoso, fornendo la prova positiva, con riferimento agli addebiti contestati, dell'osservanza dei doveri e dell'adempimento degli obblighi loro imposti». E in relazione alle posizioni soggettive dei componenti del cda, i giudici di ultima istanza sottolineano che «il dovere di vigilare sul generale andamento della società (…) permane anche in caso di attribuzione di funzioni al comitato esecutivo o a singoli amministratori delegati, salva la prova che i rimanenti consiglieri, pur essendosi diligentemente attivati, non abbiano potuto in concreto esercitare la predetta vigilanza a causa del comportamento ostativo degli altri componenti del consiglio.

 

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