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Responsabilità fuori dal patto

È nullo il patto parasociale con il quale l’acquirente della totalità delle azioni di una Spa si impegna a non esercitare l’azione di responsabilità verso coloro che hanno amministrato la società ceduta fino al momento della cessione. È quanto deciso dal tribunale di Milano (sezione specializzata in materia di impresa) nella sentenza n. 7946 del 16 giugno 2014.
Nel caso esaminato dal Tribunale, in un contratto di cessione da Alfa Spa (venditore) a Beta Spa (acquirente) dell’intero capitale sociale di Delta Spa venne inserita una clausola di esonero da responsabilità per gli amministratori di Delta Spa; Beta Spa venne poi incorporata in Delta Spa; infine Delta Spa ha deliberato l’azione di responsabilità verso i suoi ex amministratori, i quali hanno preteso dal Tribunale di far valere l’impegno di esonero da responsabilità pattuito tra Alfa Spa e Beta Spa, nel quale si assumeva che Delta Spa fosse subentrata, incorporando Beta Spa.
Nel decidere per la nullità della clausola in questione, il Tribunale si riferisce alle sentenze di Cassazione n. 7030/94 e n. 10215/10, ove è stato ritenuto che il patto in questione darebbe luogo a una ipotesi di nullità, in quanto sarebbe illecito l’oggetto del patto medesimo (e cioè la prestazione promessa, inerente l’impegno di non votazione della azione di responsabilità) e pure sarebbero illeciti i motivi comuni alle parti del patto, poichè la clausola è stipulata al fine di far prevalere l’interesse di singoli soci che si sono accordati «per la non proposizione dell’azione sociale a detrimento dell’interesse generale della società al promovimento di detta azione, dal cui esito positivo avrebbe potuto ricavare benefici economici».
Nel valutare questa vicenda indubbiamente si scontrano due visioni: il superiore interesse della società all’integrità del proprio patrimonio e l’interesse particolare di chi cede il controllo di una società, volto a impedire che chi subentra nel capitale sociale possa in futuro promuovere azioni di risarcimento verso gli ex amministratori (i quali erano espressione dei soci cedenti o, addirittura, con essi stessi coincidevano).
Secondo il Tribunale, qualora si faccia prevalere quest’ultimo interesse rispetto all’interesse della società ad ottenere la salvaguardia del proprio patrimonio, si dà vita a una pattuizione illecita, in quanto il potere dispositivo del socio trova un limite nel conflitto di interesse con la società: in altri termini, a chi diventa socio non è consentito promettere di non agire in responsabilità verso i precedenti amministratori.
Anche perché, ai sensi dell’articolo 2393, ultimo comma, del codice civile, la rinuncia all’azione di responsabilità in tanto può essere decisa in quanto sia approvata «con espressa deliberazione dell’assemblea», nella quale tuttavia non si registri «il voto contrario di una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale» (oppure il ventesimo del capitale sociale, se si tratta di una società quotata). Insomma, il consenso alla rinuncia all’azione di responsabilità che sia formato al di fuori dell’assemblea dei soci non vincola la società.

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