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Responsabilità fiscale aziendale

Sanzioni tributarie modulate in ragione della gravità della violazione e che tengono conto, ai fini della verifica, del modello organizzativo adottabile dalle imprese per la prevenzione del rischio fiscale. Sulla scorta, di fatto, di quanto già previsto dal decreto legislativo n. 231 del 2001 in materia di prevenzione dei reati nell’impresa.

Sono queste alcune delle riflessioni che possono essere formulate alla luce della lettura del testo di delega di riforma del sistema tributario e della relativa relazione di accompagnamento con riferimento ad un settore estremamente delicato quale quello delle sanzioni tributarie (si veda altro articolo a pag., 7).

Le modifiche in vista. La legge delega ha l’obiettivo, di fatto, di riscrivere il sistema delle sanzioni, sia quelle amministrative che quelle penali. Il principio di fondo è identificare una sanzione adeguata in ragione della gravità della violazione. In tal senso, il testo dell’articolo 9, composto di due commi, è estremamente chiaro. Si afferma, infatti:

– si dovrà procedere alla revisione del sistema sanzionatorio penale secondo criteri di predeterminazione e proporzionalità rispetto alla gravità dei comportamenti, dando rilievo alla configurazione del reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa;

– deve essere esclusa la rilevanza penale per i comportamenti ascrivibili all’elusione fiscale;

– si prevede la revisione del regime della dichiarazione infedele e del sistema sanzionatorio amministrativo al fine di meglio correlare, nel rispetto del principio di proporzionalità, le sanzioni all’effettiva gravità dei comportamenti; la possibilità di ridurre le sanzioni per le fattispecie meno gravi, o di applicare sanzioni amministrative anziché penali.

Inoltre, intervenendo su un tema estremamente delicato, si afferma come nell’ambito della problematica relativa al raddoppio dei termini di accertamento tributario, la stessa potrà operare soltanto nel caso in cui vi sia effettivo invio della denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale effettuato entro un termine correlato allo spirare del termine ordinario di decadenza. Nella sostanza, un intervento che dovrebbe sterilizzare l’attuale previsione normativa come avallata in modo discutibile dalla Corte costituzionale.

In effetti, laddove la delega sarà attuata in modo ai principi, condivisibili, espressi nel documento, ci si potrebbe trovare di fronte a un sistema che punisce i comportamenti che effettivamente arrecano danno all’erario «tralasciando» quelli che, in linea di principio, non ostacolano in alcun modo l’attività di controllo che l’amministrazione finanziaria giustamente è tenuta e deputata a svolgere. Si pensi, ad esempio, a tutte quelle ipotesi in cui ancora oggi un contribuente può incorrere in una sanzione anche pesante nel momento in cui commette una violazione da considerare, in fatto, come formale. Peraltro, come avviene normalmente nel momento in cui si interviene in campo sanzionatorio, dovrà essere gestito il momento del passaggio da un sistema all’altro tenendo conto del principio del favor rei cosicché, sulla scorta delle previsioni della delega, un comportamento adottabile già oggi potrebbe essere costituito, in alcune ipotesi, da una sorta di «resistenza» alle contestazioni affidando la sorte delle stesse alla riforma.

I modelli di comportamento. A complemento di quanto affermato nella delega, vanno tenuti in sicura considerazione alcuni passaggi contenuti nella relazione di accompagnamento al provvedimento stesso. La relazione, infatti, in un passaggio correlato alla illustrazione di quello che potrebbe essere il nuovo sistema sanzionatorio fondato sulla applicazione della sanzione a fronte della effettiva gravità della violazione, esamina anche la problematica del corretto rapporto tra amministrazione finanziaria e contribuenti. Viene precisato, in particolare, che al fine di favorire il rapporto in questione, sarà necessario favorire nelle imprese la diffusione di modelli della funzione fiscale basati non più solo sulla minimizzazione degli oneri tributari ma su una vera e propria gestione del rischio di compliance fiscale. Di fatto, l’adozione di questi modelli implica che le imprese costruiscano una mappa dei rischi di natura tributaria approntando, nel contempo, meccanismi di gestione e controllo degli stessi rischi attribuendo una definizione delle responsabilità nel quadro del sistema complessivo dei controlli interni e di governance aziendale. Sembra farsi strada, dunque, un sistema improntato a quanto già previsto dal decreto legislativo n. 231 del 2007 in materia di prevenzione dei reati all’interno dell’impresa che potrebbe costituire una «base» di riferimento anche per verifiche più evolute per gli organi di controllo come del resto anche affermato nella relazione di accompagnamento alla delega. Si tratterebbe, in concreto, di spostare la verifica sulla attendibilità e coerenza del sistema di gestione e controllo dei rischi fiscali dell’impresa in un rapporto di confronto con gli organi aziendali e con gli auditors.

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