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Responsabilità civile, toghe in guerra “Sciopero se si lede indipendenza”

Non scioperano sul taglio delle ferie «perché sarebbe un autogol, la gente non capirebbe e sarebbe contro di noi». Ma sulla riforma della responsabilità civile non esitano. Se il testo resta quello del governo o peggiora, sarà sciopero perché, come dicono tanti dei 400 magistrati che si ritrovano nell’aula magna del palazzaccio, «è una misura che lede la nostra autonomia e indipendenza». La maggioranza (1.718 voti per via delle deleghe) batte la minoranza (230). Nel primo gruppo c’è la sinistra (Area), il centro (Unicost), ma pure una parte della destra (Mi). Nel secondo i movimentisti di Proposta B e, ironia del caso, il gruppo dei “ferriani” di Mi, quelli che per anni hanno avuto come riferimento il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, quando era il loro più votato segretario. Sciopero bianco subito perché «il taglio delle ferie senza contraddittorio è un vulnus» (Antonio Racanelli, Mi).

Il nome di Renzi non risuona mai. Semmai si parla di governo. Ma sono per lui gli strali più duri, «dibattito pubblico superficiale, intriso di propaganda, di pregiudizi, di luoghi comuni, accuse infondate e ingiuriose d’inefficienza e irresponsabilità». Poi gli «slogan propagandistici», tipo «chi sbaglia paghi» di renziana memoria. «Manteniamo la schiena diritta con l’orgoglio d’essere magistrati» dice il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli quando apre l’assemblea. Seguono più di 30 interventi. Non si sottrae Henry John Woodcock, il pm di inchieste famose che sembra spiazzare i colleghi. «Le ferie? Un falso problema. Sono favorevole a ridurle purché facciano una riforma globale con autoriciclaggio, falso in bilancio e prescrizione». Bacchetta sulla responsabilità: «Nessun magistrato dovrà mai rispondere per il solo fatto d’aver svolto indagini, come nessun indagato potrà strumentalmente creare presupposti affinché il processo finisca ad altro giudice». Questa è la paura. Che il Guardasigilli Andrea Orlando tenta di esorcizzare perché «non è un attacco all’indipendenza dei magistrati bensì un intervento a tutela dei cittadini». Più duro il vice ministro Enrico Costa per cui «lo sciopero sarebbe stato uno strappo difficile da ricucire».
Ma le certezze delle toghe sono altre. L’ex segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, pm a Roma: «È sbagliato dire che l’unico problema della giustizia sono i magistrati. Non bisogna cadere nelle provocazioni, stipendi ridotti, età pensionabile tagliata, ferie accorciate, ma tenere i nervi saldi». Giovanni Diotallevi, Cassazione: «Il magistrato, anche se fa il suo lavoro, scontenta sempre qualcuno. Lo sciopero? Ce lo teniamo se toccano la responsabilità». Fabrizio Vanorioo, pm a Napoli: «Abbiamo vissuto una stagione difficile di attacchi all’assetto costituzionale della magistratura, ma la gente scendeva in piazza al nostro fianco. Ci offende non il taglio delle ferie ma il modo in cui veniamo dipinti». Ezia Maccora, gip a Bergamo: «A Orlando farei una domanda: perché Grasso ha presentato un ddl che non ha camminato? Dove sono i ddl del governo? Passa il decreto sul civile che toglierà solo il 3% dell’arretrato. L’Anm deve incalzare il doverno con domande puntuali ». Mario Fresa, Cassazione: «Ci sono processi sulla P3 e P4, ma già lavorano P5 e P6. La nuova responsabilità porterà a un conformismo diffuso. Le riforme sono demagogiche, populiste, ingannatrici. Si cancellino la Cirielli e le altre leggi ad personam». Carlo Fucci: «Questa mi sembra la storia del film “Le parole che non ti ho detto”. Allora diciamo subito “sciopero”».
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