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Responsabilità civile i magistrati si spaccano e bocciano lo sciopero

Politica unita, magistratura divisa. La nuova formula della responsabilità civile diventerà legge mercoledì, per le toghe è «inutilmente punitiva», ma sulla protesta si dividono. Uniti solo nel chiedere un incontro al presidente Mattarella. Una giornata di discussione a piazza Cavour, ma alla fine ben quattro documenti distinti. Soprattutto niente sciopero chiesto solo da Magistratura indipendente, giusto la corrente a cui appartiene il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. La sinistra di Area e i centristi di Unicost — da tre anni al governo dell’Anm — si fermano allo «stato di mobilitazione». Per il presidente Rodolfo Sabelli lo sciopero «è una testimonianza disperata e impotente che verrebbe percepita come la manifestazione di una casta che difende un privilegio». La neonata Autonomia e indipendenza, costola di Mi che annovera Pier Camillo Davigo tra i fondatori ed esordisce nel “parlamentino” dei giudici, vuole lo sciopero bianco (si lavora, senza “coprire” i compiti dei cancellieri). Stessa richiesta dai movimentisti di Proposta B come Andrea Reale.

È una pagina che lascerà il segno nella vita associativa e nel destino della magistratura. Da una parte c’è una politica pronta a fare il passo. Il Guardasigilli Andrea Orlando, al forum riservato del Pd sulla giustizia, giovedì ha definito la legge «equilibrata, necessaria non solo per rispondere alle richieste della Ue, ma anche al bisogno di rivedere la Vassalli». Donatella Ferranti, responsabile Giustizia del Pd ed ex pm, dice che «la legge non è certo quella con la responsabilità diretta che avrebbe voluto la destra». Quella del famoso emendamento Pini. Il viceministro della Giustizia Enrico Costa di Ncd plaude «al traguardo storico raggiunto ». Nessun margine di trattativa, anche perché giovedì si riunisce la commissione Ue che, senza la legge, farà cadere sull’Italia una multa da 53 milioni di euro.
Niente più filtro sui ricorsi, ma soprattutto «il travisamento del fatto e delle prove» come colpa grave. Ma anche la rivalsa obbligatoria. Sono questi gli incubi che spingono Antonello Racanelli, pm a Roma, segretario di Mi ed ex Csm, a chiedere lo sciopero. «Prima le ferie, ora questo, domani che ci aspetta?» dice ai suoi. Contestato dal gruppo che ha deciso di rompere con i “ferriani” e che giudica la richiesta dello sciopero «solo un sistema per distruggere l’Anm e dar vita a un nuovo sindacato ». Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Messina e tra i fondatori di Autonomia e indipendenza, insiste sullo sciopero bianco e «sulla tutela giudiziaria che l’Anm deve garantire ai colleghi vittime dei risorsi contro cui sollevare subito l’eccezione di incostituzionalità della legge». Cade nel vuoto l’appello di Ezia Maccora, il gip di Yara e toga storica di Md, che ai colleghi ricorda «gli scioperi unitari contro l’ordinamento… ». Lavora a una mediazione la segretaria di Md Anna Canepa, ma i margini sono strettissimi. Chi governa l’Anm non vuole fare mosse azzardate, questo spiega la strategia di non fare lo sciopero bianco prima di aver ricostruito «le attività di supplenza ». Protesta Loredana Miccichè di Mi, «è assurdo, la legge è gravissima, come farà un giovane al sud a sequestrare miliardi ai mafiosi senza avere paura?». Dal Csm ecco la voce dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara: «Non è il momento di fughe in avanti, su ferie e responsabilità la magistratura unita deve fare iniziative serie e responsabili ». Proprio al Csm si giocherà la partita dei “carichi esigibili”, quello che oggi il magistrato fa, anche se non gli spetta. Se si fermasse sarebbe la paralisi.
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