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Responsabilità civile delle toghe: rush finale alla Camera

Dopo 27 anni, «la Legge Vassalli» lascia il posto alla «riforma Orlando». Oggi, al massimo domattina, la Camera darà il via libera definitivo alle nuove norme, più stringenti, sulla responsabilità civile dei magistrati,contestate dall’Anm, che però si è spaccata sulle modalità di protesta: respinto lo sciopero proposto dalla corrente di Magistratura indipendente (che fra l’altro fa capo al sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri), si è optato per una mobilitazione che durerà l’intera settimana, con la sospensione dell’attività giudiziaria per illustrare il documento finale approvato a maggioranza, domenica, dal Comitato direttivo centrale e con la richiesta di un incontro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per richiamare l’attenzione su una legge «sbagliata», «punitiva» e «con profili di incostituzionalità».
La linea dura dello sciopero è stata respinta anche in considerazione dell’inutilità, oltre che dell’inopportunità, di una protesta estrema a giochi ormai scaduti. Il sì della Camera è infatti scontato e non c’è più spazio per modifiche, anche in considerazione della procedura di infrazione aperta contro l’Italia dalla Commissione europea per adeguare la legge Vassalli (n. 117/1988) al diritto dell’Ue (il termine per adempiere scade in settimana).
In estrema sintesi, i punti principali della nuova legge sulla responsabilità civile sono questi: resta l’attuale principio della responsabilità indiretta, per cui il cittadino dovrà rivolgersi allo Stato, che è obbligato a rivalersi sul magistrato entro due anni dal risarcimento e fino a un massimo della metà di un anno di stipendio (oggi il tetto è fissato a due terzi); viene eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi; tra le cause di responsabilità civile viene inserita anche l’ipotesi di «travisamento del fatto e delle prove»; viene limitata la clausola di salvaguardia che esclude la responsabilità del magistrato; vengono ridefinite le fattispecie di «colpa grave».
L’articolo 2 estende la risarcibilità del danno non patrimoniale anche al di fuori dei casi di privazione della libertà personale per un atto compiuto dal magistrato con «dolo» o «colpa grave» o per «diniego di giustizia» (cioè in caso di rifiuto, omissione o ritardo nel compimento di un atto giudiziario a seguito di istanza della parte). Al comma 2 dello stesso articolo si delimita l’applicazione della clausola di salvaguardia – che esclude dalla responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto e quella di valutazione del fatto e delle prove – poiché si escludono dall’ambito dell’irresponsabilità i casi di dolo, colpa grave (come riformulati dal nuovo comma 3) e di violazione manifesta della legge e del diritto della Ue (come definita da nuovo comma 3 bis): in queste ipotesi, quindi, anche l’attività interpretativa di diritto e valutativa del fatto e delle prove può dar luogo a responsabilità del magistrato.
Nella «colpa grave» viene fatto rientrare anche il «travisamento del fatto e delle prove» (attività valutativa). Ma l’ambito della responsabilità dello Stato è più ampio di quello della rivalsa, per la quale occorre che vi sia stata «negligenza inescusabile» del magistrato. Il termine per proporre azione di risarcimento contro lo Stato passa da 2 a 3 anni e viene eliminato il filtro di ammissibilità, ritenuto uno degli elementi di maggiore criticità della legge Vassalli poiché, per la sua eccessiva funzione deflattiva, avrebbe ridotto al minimo le possibilità di risarcimento per i cittadini (i dati del ministero dicono che su 400 ricorsi proposti dall’88, solo 7 hanno portato a una condanna). L’articolo 4 aumenta da 1 a 2 anni il termine per l’azione di rivalsa, obbligatoria, che non può eccedere una somma pari alla metà di un’annualità di stipendio. Questo limite non si applica al fatto commesso con dolo, nel qual caso l’azione risarcitoria è totale.
I punti più contestati dall’Anm riguardano l’eliminazione del filtro di ammissibilità e l’introduzione del «travisamento del fatto e delle prove» fra i casi di colpa grave.

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