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Responsabili anticorruzione meri capri espiatori

Il disegno di legge di tutela del whistelblower, approvato definitivamente alla Camera conferma la funzione di quasi mero parafulmine del responsabile della prevenzione della corruzione. La norma delinea in termini generali una serie di misure organizzative, che saranno meglio dettagliate da linee guida dell’Anac, per tutelare il ruolo dei dipendenti pubblici (e privati), che segnalino azioni e comportamenti corruttivi.

Si propende per l’istituzione di sistemi informativi con «strumenti di crittografia per garantire la riservatezza dell’identità del segnalante e per il contenuto delle segnalazioni e della relativa documentazione».

In più, alcune sanzioni scatteranno laddove la tutela venga violata. Il problema è che solo una sanzione è soggettivamente connessa al comportamento di chi, violando la tutela da riservare al whistelblower, lo discrimini: in questo caso «l’Anac applica al responsabile che ha adottato tale misura una sanzione amministrativa pecuniaria da 5 mila a 30 mila euro». Un deterrente contro vendette nei confronti dei dipendenti ligi al dovere. Accanto a queste sanzioni, ne scattano due, che hanno tutta l’aria di responsabilità oggettiva scaricata sulle spalle dei responsabili della prevenzione della corruzione. Infatti, se si accerti «l’assenza di procedure per l’inoltro e la gestione delle segnalazioni ovvero l’adozione di procedure non conformi» a quelle che saranno definite dall’Anac, l’Autorità potrà applicare al responsabile la sanzione amministrativa pecuniaria da 10 mila a 50 mila euro. Ancora, «qualora venga accertato il mancato svolgimento da parte del responsabile di attività di verifica e analisi delle segnalazioni ricevute, si applica al responsabile la sanzione amministrativa pecuniaria da 10 mila a 50 mila euro»: sanzioni, come si nota, più alte nel minimo e nel massimo di quella prevista per il compimento di atti discriminatori.

È evidente che le corrette e necessarie tutele del whistelblower rischiano di innescare un sistema che, oltre ad andare a caccia di chi corrompe o si fa corrompere, involontariamente si scagli contro i responsabili amministrativi. I responsabili anticorruzione rischiano sanzioni elevatissime e di essere trascinati in un contenzioso molto complicato, per la semplice circostanza dell’assenza di sistemi informatici adeguati alle indicazioni Anac. Ma, poiché i decisori della spesa non sono loro, bensì gli organi di governo, si rischia di colpire per mera responsabilità formale o oggettiva, chi non disponga concretamente né del potere decisionale, né delle risorse, per adeguare i sistemi organizzativi agli strumenti di tutela. La norma manca di una chiara clausola di esenzione da responsabilità per mancanza dei presupposti visti prima, o, quanto meno, di una previsione che obblighi i bilanci a riservare alla diretta gestione dei responsabili della corruzione risorse finanziarie, tecniche ed umane adeguate. Norme che eviterebbero di fare dei responsabili anticorruzione dei capri espiatori.

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