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Respinta la sfiducia a Fornero

La Camera conferma la fiducia ad Elsa Fornero. La mozione contro il ministro del Welfare è stata respinta da 435 deputati. Un risultato scontato fin dalla vigilia e tuttavia non del tutto tranquillizzante. E non tanto per i 5 voti del Pdl a sostegno della sfiducia a Fornero e neppure per le 16 astensioni di appartenenti al principale gruppo di maggioranza, quanto e soprattutto per alcune assenze pesanti, in primis quella di Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere ieri ha preferito tenersi lontano dall’aula di Montecitorio e altrettanto hanno fatto Ignazio La Russa e Denis Verdini, i due coordinatori del partito, che assieme al vicecapogruppo vicario dei deputati pidiellini, Massimo Corsaro, a Giulio Tremonti, Guido Crosetto e Maurizio Bianconi, hanno scelto di non votare la fiducia al ministro. Arduo interpretarla come una casualità. La campagna elettorale è cominciata e Berlusconi, pur non potendosi permettere di provocare una crisi di governo, ci tiene comunque a marcare la distanza dal suo successore. Soprattutto in un momento in cui ci sono diverse partite delicate da risolvere, come – tanto per citarne una – la guida della Rai.
Insomma il Cavaliere ha voluto lanciare un segnale. Nulla di più. Del resto tracce visibili di nervosismo si ritrovano anche sul fronte opposto. Diciannove gli assenti (tra cui Rosy Bindi che però era in missione) di cui 5 «non giustificati». E anche in questo caso non può ritenersi una casualità visto che tra i frondisti ci sono Antonio Boccuzzi e Stefano Esposito, che sono tra i firmatari della lettera inviata un mese fa a Mario Monti, nella quale chiedevano al premier di «porre fine agli atteggiamenti arroganti del ministro Fornero».
Ma a confermare il nervosismo del Pd (alle prese anche con i tagli della spending review) è la dichiarazione di Cesare Damiano, il capogruppo del Pd in commissione Lavoro, che nonostante il voto a sostegno del ministro del Welfare, ieri si è rivolto direttamente a Monti rilanciando la modifica della riforma del mercato del lavoro. «Come ha autorevolmente promesso il premier nell’aula di Montecitorio – ha ricordato Damiano – i temi sociali da rivedere, sollecitati dai partiti che sostengono il governo, sono tre: una soluzione per i lavoratori che sono rimasti senza stipendio e senza pensione, i cosiddetti esodati; una correzione della riforma del mercato del mercato del lavoro in tema di ammortizzatori sociali che favorisca l’occupazione giovanile e la sua qualità; la flessibilità in entrata.
Il voto di ieri resta comunque un successo per il governo e per il ministro del Welfare che al termine della seduta, a cui assistito assieme al ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, non ha nascosto la «sofferenza» provocatale dalla vicenda. Soprattutto per l’accusa di aver detto il falso che gli è stata scagliata addosso dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro sulla vicenda degli esodati definita «un imbroglio». «Io non ho mai mentito», ha replicato il ministro sottolinenado che continuerà «a lavorare come prima». Alla Lega non resta che che mettere l’accento sulle molte assenze nella maggioranza («alla fine tra voti contrari e assenti si arriva a 195 deputati»).

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