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Resa dei conti sugli eurobond

Il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy ha chiesto ieri ai governi dell’Unione di affrontare il vertice informale di domani sera «senza tabù», pur di avere una discussione aperta sulle prospettive di lungo termine della zona euro. A due giorni dal summit di Bruxelles sulla crescita, il concetto è stato rafforzato dalle dichiarazioni del presidente americano Barack Obama da Chicago, sempre più preoccupato dalla crisi dell’Eurozona: «Quello che succede in Grecia – ha detto – ha un impatto anche sugli Stati Uniti. L’Europa deve risolvere i suoi problemi subito ed è importante che la Ue riconosca che il progetto europeo va oltre la moneta e necessita di maggior coordinamento fiscale». Secondo il presidente Usa, è importante che la politica monetaria non sia a senso unico, ma permetta «a Paesi come l’Italia e la Spagna di offrire una prospettiva per la crescita dell’economia e dell’occupazione».
L’idea di creare un primo embrione di bilancio comune attraverso nuovi eurobond verrà proposta da alcuni Paesi, come la Francia, ma anche per via della posizione tedesca la strada in questa direzione appariva ieri ancora impervia. «Vi incoraggio ad avere uno scambio di vedute il più aperto e franco possibile», ha scritto Van Rompuy nella sua lettera, riferendosi a un incontro fissato due settimane fa per preparare il consiglio europeo di fine giugno. L’obiettivo dei Governi è di mettere a punto un growth compact, un piano di rilancio dell’economia per sostenere la domanda in un contesto di crescente disoccupazione.
L’incontro di domani si vuole informale. Giunge in un momento delicatissimo in cui la permanenza della Grecia nella zona euro appare drammaticamente in bilico. «La conversazione alla cena ha due compiti – spiegava ieri sera un esponente comunitario -: evitare di far scattare una dinamica nella quale austerità alla tedesca e crescita alla francese sono messe a confronto e al tempo stesso individuare le misure per aiutare l’economia europea».
Incontrando ieri il suo omologo Wolfgang Schäuble, il neo ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha confermato che la Francia metterà «tutto sul tavolo». Alcune delle ipotesi circolate in queste settimane sono ormai accettate da tutti o quasi: la ricapitalizzazione della Banca europea degli investimenti, la nascita di project bond e un riorientamento dei fondi strutturali. Altre idee sono più controverse come quella di creare obbligazioni europee e un bilancio comune.
Da Berlino, Moscovici l’ha definita «un’idea forte». Ha confermato di averne «parlato» con Schäuble, ma che ciascuno «aveva confermato la sua posizione già nota». La Germania considera le obbligazioni europee premature, in un contesto nel quale i singoli Paesi continuano ad avere il pieno controllo del proprio bilancio. «Gli eurobond sono la ricetta sbagliata al momento sbagliato con le conseguenze sbagliate», ha detto Steffen Kampeter, vice ministro delle Finanze tedesco. Sulla questione di un bilancio comune, la Germania dovrà fare i conti con le pressioni non solo francesi, ma anche italiane o spagnole. Alcuni Paesi vorranno proporre almeno un maggiore coordinamento tra i Tesori nazionali nell’emissione di debito pubblico. Altri, come l’Italia presumibilmente, metteranno sul tavolo l’utilizzo della regola d’oro, vale a dire l’esclusione degli investimenti dal calcolo del deficit.
I Governi potrebbero decidere di dare mandato a Van Rompuy di presiedere un gruppo di lavoro ad alto livello, con l’obiettivo di preparare un pacchetto di misure da approvare in giugno, individuando nel contempo il rapporto giuridico che il growth compact dovrà avere con il fiscal compact.
Molti diplomatici notavano ieri che la conversazione di mercoledì farà emergere due opposte visioni che vanno ben al di là del confronto crescita-austerità: quella di chi vorrebbe una risposta strutturale alla crisi debitoria e quella di chi invece cerca una risposta congiunturale alla crisi economica. La Germania non crede sia tempo per la prima delle due risposte; cavalca quindi gli sforzi per rilanciare l’economia, confidando anche nella paura dei mercati a dare la scossa finale alla zona euro.

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